Giovedì 17 Gennaio 2019 | 15:55

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Ragazze come «bagagli» condannati sfruttatori romeni Razionavano anche l'acqua

BARI - Sei cittadini di nazionalità romena sono stati condannati a pene comprese fra 9 e 4 anni di reclusione per i reati di riduzione in schiavitù, tratta di persone, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, spaccio di sostanze stupefacenti.
Ragazze come «bagagli» condannati sfruttatori romeni Razionavano anche l'acqua
BARI - Avrebbero costretto decine di giovani ragazze dell’Est a prostituirsi, trattandole come vere e proprie merci, dopo averle portate in Italia con false promesse di matrimonio. Sei cittadini di nazionalità romena sono stati condannati a pene comprese fra 9 e 4 anni di reclusione per i reati di riduzione in schiavitù, tratta di persone, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, spaccio di sostanze stupefacenti.

I fatti contestati sarebbero stati commessi a Molfetta e Terlizzi nel 2012. La sentenza è stata emessa al termine di un processo celebrato con il rito abbreviato.  Stando alle indagini delle Guardia di Finanza, coordinate dal pm della Dda di Bari Giuseppe Gatti, gli imputati nelle conversazioni intercettate si riferivano alle ragazze rumene definendole spesso come "bagagli", "manifestando, in tal modo - spiega la Procura – tutto il loro disprezzo per la dignità personale delle vittime".

Dagli accertamenti è emerso che "gli imputati avevano in precedenza acquistato a tempo le ragazze dai loro precedenti padroni – continua la Procura – e le avevano introdotte in Italia mediante l’inganno con lo specifico obiettivo di farle lavorare per 4-5 mesi come prostitute per ricavare proventi economici da investire per acquisti immobiliari, per poi, dopo averle spremute al massimo, permutarle con l’acquisto di altre ragazze più fresche".

Secondo gli inquirenti "gli sfruttatori controllavano ogni cosa: dagli orari di lavoro alle tariffe da richiedere per le prestazioni sessuali. Al loro vaglio passavano anche semplici richieste delle ragazze, come quella di poter effettuare una ricarica al telefono cellulare o di acquistare una bottiglietta d’acqua per rinfrescarsi nei giorni d’estate in cui c'era caldo torrido". Documentate anche le minacce nei confronti delle vittime, alle quali non erano consentiti ritardi nè pause. "Lo spazio di autodeterminazione delle ragazze – dice ancora la Procura - veniva negato anche quando si trattava, come in un caso, di scelte delicate, come quella di portare o meno a termine un’eventuale gravidanza". Gli imputati furono arrestati nel marzo 2014 nell’ambito dell’operazione "Transilvania". Nei loro confronti il giudice ha disposto l’allontanamento dal territorio italiano a pena estinta.

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