Martedì 22 Gennaio 2019 | 23:33

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Bridgestone periti: legame incerto malattie-asbesto

BARI – Nello stabilimento Bridgestone di Bari c'è stato per 50 anni un "rischio significativo" di esposizione a sostanze nocive e, tuttavia, non risulterebbe "certo il nesso causale tra le patologie sofferte e l'esposizione professionale ad asbesto". Lo scrivono i due periti nominati dal Tribunale di Bari nell’ambito dell’incidente probatorio per stabilire le cause della morte di 17 ex lavoratori e l’insorgere di patologie in altri sei
Bridgestone periti: legame incerto malattie-asbesto
BARI – Nello stabilimento Bridgestone di Bari c'è stato per 50 anni un "rischio significativo" di esposizione a sostanze nocive e, tuttavia, non risulterebbe "certo il nesso causale tra le patologie sofferte e l'esposizione professionale ad asbesto". Lo scrivono i due periti nominati dal Tribunale di Bari nell’ambito dell’incidente probatorio per stabilire le cause della morte di 17 ex lavoratori e l’insorgere di patologie in altri sei.

Il professor Luigi Vimercati, dell’Istituto di Medicina del Lavoro dell’Università di Bari, e l’ingegnere Maurizio Orsini evidenziano, rispondendo ai quesiti del gip del Tribunale di Bari Gianluca Anglana, numerose violazioni e carenze sulla sicurezza, dall’uso di mascherine ai guanti, fino al corretto funzionamento degli impianti di aspirazione.

"Non v'è evidenza – scrivono nella perizia – nè della capillare ed organica distribuzione di dispositivi di protezione delle vie respiratorie e del contatto cutaneo in presenza di agenti chimici, nè del sistematico controllo del loro corretto utilizzo da parte dei lavoratori" e ancora, dall’analisi dei Documenti di valutazione dei rischi (Dvr), "non v'è traccia - dicono – di specifiche valutazioni dei rischi connessi all’esposizione a sostanza chimiche, amianto e agenti cancerogeni".

I lavoratori ritenuti più esposti a questi rischi sono, secondo i due tecnici e almeno fino a 10 anni fa, gli addetti al reparto centrale termica e alla manutenzione degli impianti, alle presse vulcanizzatrici, al confezionamento, al reparto Banbury dove si impiega talco anti-adesivo e al reparto camere.

Elencando, però, le storie cliniche dei 23 ex lavoratori, i periti evidenziano soltanto in tre casi (due decessi per leucemia e uno per linfoma gastrico) la possibilità di un nesso causale tra le patologie e l’attività professionale. Per tutti gli altri rilevano diversi fattori di rischio, primo fra tutti il tabagismo. Sette di loro, infatti, sono morti per neoplasie polmonari ma tutti risultavano fumatori (in alcuni casi fino a 40 sigarette al giorno).

Le conclusioni dei periti saranno discusse nell’udienza del prossimo 13 marzo. L’inchiesta della Procura di Bari, coordinata dal procuratore aggiunto Anna Maria Tosto e dal sostituto Patrizia Rautiis, fu avviata nel 2006 sulla base delle denunce delle vittime. Nel 2011 la Procura aveva chiesto l’archiviazione del fascicolo ma il gip, accogliendo l’opposizione delle parti offese, aveva disposto ulteriori indagini.

All’esito di questi accertamenti la Procura, nei mesi scorsi, ha chiesto l’incidente probatorio. Sei persone, tra ex amministratori e responsabili della sicurezza dello stabilimento barese, e un medico rispondono di omicidio colposo e lesioni personali colpose per violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro.

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