Martedì 22 Gennaio 2019 | 04:46

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Bari, modelle truccate come donne picchiate «Denunciate le violenze»

di ANNADELIA TURI
BARI - Pantaloni marrò in seta a pois, canotta beige e piumino grigio. Orecchini dorati, vistosi che cadono lungo le spalle e collana a gocce sul petto. Sul suo viso un trucco davvero particolare: un occhio dipinto di viola con evidenti segni di graffi. Un volto tumefatto per testimoniare come la donna possa rimanere sfigurata, non solo nel corpo, dalle violenze a dai soprusi di un uomo.
Bari, modelle truccate come donne picchiate «Denunciate le violenze»
di ANNADELIA TURI

BARI - Pantaloni marrò in seta a pois, canotta beige e piumino grigio. Orecchini dorati, vistosi che cadono lungo le spalle e collana a gocce sul petto. Sul suo viso un trucco davvero particolare: un occhio dipinto di viola con evidenti segni di graffi. Un volto tumefatto per testimoniare come la donna possa rimanere sfigurata, non solo nel corpo, dalle violenze a dai soprusi di un uomo. A salire sulla piccola passerella del negozio «Gp Fortyfive», di proprietà di Marta D'Alba, è Valeria Minoia. Ha 19 anni ed è una studentessa barese. Ha scelto di sfilare nella boutique del quartiere Picone per dire no alla violenza sulle donne. Insieme con lei altre quattro ragazze che, a poche ore dall’otto marzo, hanno accolto l’appello di Marta che da tempo aveva deciso di inviare, per l’otto marzo, un segnale forte alle donne del rione. Proprio in un giorno in cui, secondo lei, c’è davvero poco da festeggiare. E allora, pensando e ripensando insieme alla sua collaboratrice Carmela Di Liso, ha deciso di trasformare per qualche ora il suo negozio in una passerella.

Un’idea semplice ma al tempo stesso originale per lanciare un messaggio forte: la violenza distrugge ciò che vuole difendere. Ovvero la dignità, la libertà e la vita delle persone. Questo è uno dei messaggi scritti su piccoli cartoncini gialli appesi nella vetrina che Marta ha addobbato per l’occasione. A partire dalle 18.30 le cinque ragazze si sono prestate alla mini sfilata dedicata alle donne ma soprattutto agli uomini del quartiere. Abiti nuovi e belli in passerella, ma sui loro volti truccati, i segni delle percosse e della sofferenza che un uomo, con la sua violenza, può provocare. Una di loro, Rosanna, ha le labbra coperte da un cerotto con la scritta «parla». È stata sempre Marta a volere che lo portasse durante la sfilata.

«Questa iniziativa – ha dichiarato l’ideatrice della singolare passerella - è nata come un gioco ma il significato è profondo. Vivendo in un piccolo rione come quello di Picone, ogni giorno ascolto storie di violenza femminile e di donne che non hanno il coraggio di denunciare. Questo evento quindi è u n’occasione per incoraggiare tante donne a denunciare, lottare e combattere». Marta D’Alba è determinata nelle sue intenzioni e lancia un appello.
«Io sono stata fortunata perché non ho conosciuto la violenza ma a tutte le donne che vivono quest’incubo dico: io sono a vostra disposizione per qualsiasi cosa, nel mio piccolo sono disposta ad aiutarvi. In quest’otto marzo non c’è nulla da festeggiare, piuttosto raccogliere idee per creare un mondo femminile nuovo, diverso, basato sul rispetto».
Ad accompagnare la serata le note musicali del gruppo barese Davoli Trio e i monologhi sull’amore letti dallo studente barese dell’Accademia «Unika» Antonio Carella.

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