Mercoledì 16 Gennaio 2019 | 03:18

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Malasanità in Puglia Una morte sospetta dopo 7 mesi il silenzio

di LIA MINTRONE
BARI - «Mia figlia l’hanno uccisa due volte, prima imedici, poi le istituzioni». Stanno combattendo come leoni Mariella D’Urso e Giuseppe Lepore, i genitori di Valeria, l’agente di polizia penitenziaria di soli 27 anni, di Toritto, morta lo scorso 17 luglio dopo aver girato tre ospedali della Puglia, ultimo il Policlinico. Il tutto per un banale calcolo renale
Malasanità in Puglia Una morte sospetta dopo 7 mesi il silenzio
di LIA MINTRONE

BARI - «Mia figlia l’hanno uccisa due volte, prima imedici, poi le istituzioni». Stanno combattendo come leoni Mariella D’Urso e Giuseppe Lepore, i genitori di Valeria, l’agente di polizia penitenziaria di soli 27 anni, di Toritto, morta lo scorso 17 luglio dopo aver girato tre ospedali della Puglia, ultimo il Policlinico. Il tutto per un banale calcolo renale. Ieri, gli impavidi genitori hanno presentato la nascita dell’associazione «Valeria Lepore » per tutte le vittime di malasanità. Il presidente è Michele Mongelli, l’avvocato di parte civile che sta seguendo il caso.
E sì, perché Mariella e Giuseppe non hanno dubbi: la loro figlia è morta perché non è stata soccorsa e curata a dovere.

Valeria Lepore, bella, due grandi occhioni neri, un manto di capelli ad incorniciarle un viso che sprizzava vitalità, era una ragazza sana. Nella notte tra l’11 e il 12 luglio scorsi, mentre era in vacanza con la famiglia a San Pietro in Bevagna, nel Tarantino, avverte delle fitte al fianco destro. Viene portata all’ospedale di Manduria, codice verde. Le vengono somministrati dei calmanti ma non sortiscono alcun effetto. Il giorno dopo viene trasferita al reparto di Urologia del S.S. Annuziata di Taranto. Durante il pomeriggio a Valeria sale la febbre e inizia ad avere forti tremori, i genitori chiedono l’intervento di un medico che arriva alle 19.30.
Stando a quanto raccontano Mariella e Giuseppe, il medico dice che forse si tratta degli effetti del calcolo.

Intanto alla ragazza si annebbia la vista e avverte debolezza nelle braccia, nelle gambe e sudorazione. La sera, in bagno, sviene. Iniziano i primi esami clinici. Verso le 4 della domenica mattina le viene fatta una TAC, alle 8.30 viene portata in sala operatoria per l’impianto di una cannula nel rene. Un intervento di routine di una decina di minuti. Ma Valeria esce di lì dopo quattro ore, è in fin di vita e viene trasferita in Rianimazione. Ci resta quindici ore, poi viene trasferita alla Rianimazione del Policlinico ma prima viene sottoposta a un altro intervento per l’impianto di un polmone artificiale. Qui resta per quasi quattro giorni. Viene effettuato un altro intervento per una sopraggiunta emorragia cerebrale.

Valeria non ce le fa, il suo cuore smette di battere il 17 luglio. I genitori sporgono denuncia. «Valeria si sarebbe potuta salvare se solo i medici fossero intervenuti con professionalità», grida il padre. Sul caso indaga la Procura: venti le persone indagate tra Bari, Taranto e Manduria. Il pm Fabio Buquicchio dispose l’autopsia che fu effettuata lo scorso 1° agosto dal medico legale Roberto Vaglio. Sono passati sette mesi e non si conosce ancora l’esito.
Di cosa è morta Valeria? E, soprattutto, in che giorno e a che ora? Domande a cui Mariella e Giuseppe esigono una risposta. «Questo è un omicidio - dice Giuseppe - Siamo stati lasciati soli, solo Alessandra Mussolini e Franco Cariello del M5S hanno preso a cuore il caso di Valeria».

E ieri, la Mussolini, era a Bari con i Lepore. «A maggio li porterò a Bruxelles per una conferenza stampa sulla sanità italiana - annuncia l’europarlamentare - Quello che è accaduto a Valeria è intollerabile. Dopo sette mesi non si sa ancora nulla sull’autopsia, i magistrati dicano la verità, chi è colpevole deve pagare».

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