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Tragedia Truck Center Eni risarcirà la Regione per i 5 morti di Molfetta

BARI - L’acido solfidrico uccise cinque persone, tutte impegnate nella ditta che doveva effettuare la manutenzione di una cisterna: pensavano che fosse vuota, furono traditi dalle esalazioni. Domani saranno passati esattamente 7 anni dalla tragedia della Truck Center di Molfetta, il rimessaggio dove il 3 marzo 2008 persero la vita Guglielmo Mangano, Michele Tasca, Luigi Farinola, l’autotrasportatore Biagio Sciancalepore e Vincenzo Altomare, l’amministratore dell’azienda
Tragedia Truck Center Eni risarcirà la Regione per i 5 morti di Molfetta
BARI - L’acido solfidrico uccise cinque persone, tutte impegnate nella ditta che doveva effettuare la manutenzione di una cisterna: pensavano che fosse vuota, furono traditi dalle esalazioni. Domani saranno passati esattamente 7 anni dalla tragedia della Truck Center di Molfetta, il rimessaggio dove il 3 marzo 2008 persero la vita Guglielmo Mangano, Michele Tasca, Luigi Farinola, l’autotrasportatore Biagio Sciancalepore e Vincenzo Altomare, l’amministratore dell’azienda. La giustizia è ancora al lavoro, ma intanto la Regione potrebbe incassare un risarcimento di 130mila euro da parte dell’Eni: sarebbe la prima volta che accade in un processo per omicidio colposo.

L’Eni era stata coinvolta nel processo in quanto produttrice dello zolfo liquido trasportato nella cisterna. La società ed i suoi sette dipendenti (Giorgio Maria Artibani, Antonio Cifarelli, Bernardo Casa, Gaetano De Santis, Fiorella Iobbi, Marco Pinzuti e Alessandro Rosatelli) hanno scelto il rito abbreviato ed a dicembre 2012 sono stati assolti dal gup presso il Tribunale di Trani, Maria Grazia Caserta, perché «il fatto non sussiste». Allo stesso tempo era stata ritenuta insussistente anche la responsabilità dell’Eni secondo la legge 231 sulle persone giuridiche.

La Regione si era costituita parte civile (con il professor Giuseppe Losappio), ma solo nei confronti delle sette persone fisiche in quanto la richiesta nei confronti dell’Eni era stata rigettata. Ma l’assoluzione è stata impugnata sia dal pm Giuseppe Maralfa (che aveva chiesto una multa di 750mila euro per l’Eni e 3 anni e 4 mesi di carcere per i 7 imputati) sia dalla stessa Regione. Nel frattempo, però, Eni ha accettato di pagare un risarcimento anche a nome dei suoi sette dipendenti. Soldi che la Regione utilizzerà per alimentare il fondo di solidarietà per i familiari di chi è morto sul lavoro, fondo istituito con una legge regionale del febbraio 2010 e alimentato all’epoca con 350mila euro: in questi anni è stato utilizzato più volte.

Oggi la giunta regionale ratificherà l’ipotesi di transazione predisposta dal professor Losappio, anche se per la firma bisognerà aspettare un nuovo assenso da parte dell’Eni: l’accordo era stato infatti raggiunto con il vecchio management della società ora guidata dal presidente Emma Marcegaglia e dall’amministratore delegato Claudio Descalzi. L’assoluzione dell’Eni (il processo di Appello non è ancora stato fissato) aveva provocato pesanti proteste: a marzo 2012 c’era stato un corteo di oltre 2mila persone in cui la decisione dei giudici era stata ritenuta «incomprensibile».

La transazione con la Regione, come sempre in questi casi, non costituisce un riconoscimento di responsabilità da parte dell’Eni: semplicemente, la Regione rinuncerà ad ogni azione giudiziaria. Ma si tratta ugualmente di un precedente fortissimo, il primo in cui viene riconosciuto un risarcimento a una Regione: l’unico caso simile riguarda il Piemonte con il rogo della ThyssenKrupp, nel 2007, ed i suoi 7 morti, ma le accuse contro gli imputati erano molto più pesanti. Le sentenze per la Truck Center, a sette anni dai fatti, non sono ancora definitive. [m.s.]

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