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Bari, uccise una 60enne «Capace di intendere» 30 anni a nigeriano Omicida: ho sentito il demonio

BARI – Condanna alla pena di 30 anni di reclusione per Donald Nwajiobi, il giovane nigeriano reo confesso dell’omicidio della 60enne Caterina Susca, uccisa l’11 novembre 2013 nella sua casa di Bari-Torre a Mare. Il pm aveva chiesto l'argasolo soprattutto dopo la perizia psichiatrica disposta sul giovane che è stato ritenuto capace di intendere e di volere
Bari, uccise una 60enne «Capace di intendere» 30 anni a nigeriano Omicida: ho sentito il demonio
BARI – Condanna alla pena di 30 anni di reclusione per Donald Nwajiobi, il giovane nigeriano reo confesso dell’omicidio della 60enne Caterina Susca, uccisa l’11 novembre 2013 nella sua casa di Bari-Torre a Mare. Il gup del Tribunale di Bari Annachiara Mastrorilli ha riconosciuto il ragazzo colpevole del reato di omicidio volontario che, secondo il giudice, assorbirebbe l’altro reato contestato di violenza sessuale.
Nwajiobi è stato ritenuto colpevole anche di furto aggravato, ma assolto dal reato di false attestazioni sulla propria identità rese all’autorità giudiziaria. Riconosciuto il risarcimento danni alle costituite parti civili, i familiari della vittima e l’associazione Giraffa contro la violenza sulle donne.

Donald Nwajiobi era stato ritenuto capace di intendere e volere e nelle condizioni di affrontare un processo, secondo una perizia psichiatrica affidata allo psicopatologo forense Roberto Catanesi dal gup del Tribunale di Bari Annachiara Mastrorilli dinanzi al quale si è celebrato il processo con rito abbreviato per l’omicidio della 60enne.

Nei confronti del giovane nigeriano, reo confesso del delitto, il pm Manfredi Dini Ciacci aveva rinnovato la richiesta di condanna all’ergastolo per i reati di omicidio volontario, violenza sessuale, furto aggravato e false attestazioni sulla propria identità rese all’autorità giudiziaria. Stando alle indagini della Squadra Mobile di Bari, Nwajiobi si sarebbe introdotto nella villa della vittima saltando il cancello e sorprendendo la donna, dopo aver aspettato a lungo il momento più favorevole nascosto in giardino. Secondo gli inquirenti era armato con un paio di forbici con le quali colpì Caterina Susca alla base del collo.

Gli accertamenti medico-legali eseguiti sul corpo del vittima hanno poi rivelato che la donna subì violenza sessuale prima di essere uccisa. Ad attendere la sentenza, prevista in mattinata, ci sono i parenti della vittima, costituiti parte civile, insieme con l’associazione 'Giraffà contro la violenza sulle donne.

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