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Dipendenti di clinica senza stipendio da mesi

CAPURSO - Gli oltre 130 dipendenti del centro di riabilitazione 'Padre Pio' di Capurso non percepiscono stipendio dallo scorso mese di novembre e sono ancora creditori delle retribuzioni di febbraio e marzo 2014. A denunciarlo è il segretario generale della Cgil Funzione Pubblica Metropolitana e Provinciale di Bari, Domenico Ficco
Dipendenti di clinica senza stipendio da mesi
CAPURSO - Gli oltre 130 dipendenti del centro di riabilitazione 'Padre Pio' di Capurso non percepiscono stipendio dallo scorso mese di novembre e sono ancora creditori delle retribuzioni di febbraio e marzo 2014. A denunciarlo è il segretario generale della Cgil Funzione Pubblica Metropolitana e Provinciale di Bari, Domenico Ficco, che ieri ha scritto alla Asl di Bari, alla Regione Puglia e alla società Gsm che gestisce la struttura. La vertenza sulle mancate retribuzioni degli oltre 130 lavoratori è iniziata un anno fa con uno scambio epistolare e richieste di incontri all'azienda e alle istituzioni, fino allo stato di agitazione proclamato dai dipendenti.

«L'inadempimento - si legge nella nota della Cgil inviata a Regione, Asl e Gsm - e?di una gravita?inaudita, posto che i lavoratori sono divenuti a loro volta incolpevoli debitori verso terzi e sono impossibilitati a far fronte alle piu elementari esigenze di vita». «La situazione venutasi a determinare - continua - è naturalmente destinata ad avere ripercussioni nella erogazione delle prestazioni riabilitative», ma «nonostante i solleciti del sindacato e le iniziative assunte dai lavoratori, nessun attore della vicenda ha assunto atti o preso decisioni tali da assicurare la regolarita?retributiva».

La società, accreditata con la Regione Puglia e che ha in concessione prestazioni riabilitative per la Asl di Bari, «ha ceduto ad un istituto di credito il proprio credito, anche futuro (oltre 500mila euro mensili, ndr), per il biennio 2014-2015. Tanto - spiega Domenico Ficco - ha determinato il privarsi delle risorse finanziarie utili e necessarie all'esecuzione degli obblighi di concessione, il cui maggior costo è rappresentato dal dover remunerare oltre 130 lavoratori». A tutela degli interessi dei lavoratori il sindacato chiede quindi alla Asl e alla Gsm srl di «revocare il consenso alla cessione dei crediti».

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