Giovedì 17 Gennaio 2019 | 20:12

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Bari, paradosso Fisco Costruttore fa ricorso «per pagare le tasse»

di NINNI PERCHIAZZI
BARI - La vicenda di un imprenditore di Modugno, testimone chiave di un'indagine su mazzette e appalti al Comune di Modugno. Ha 50 case, vuole saldare ild ebito con il Fisco, ma Equitalia non vuole concedergli la rateizzazione. Costretto a rivolgersi al giudice: mi fate pagare?
Bari, paradosso Fisco Costruttore fa ricorso «per pagare le tasse»
NINNI PERCHIAZZI
BARI - «Possiedo una cinquantina di immobili con cui posso e voglio azzerare i miei debiti col Fisco, ma la burocrazia di Equitalia mi impedisce di mettere in vendita i miei beni. Così non mi viene data la possibilità di mettermi in regola e lo Stato non incassa quanto gli spetta». A gridare tutta la sua rabbia è un’imprenditore, 60enne, gravinese di nascita ma residente a Modugno, titolare della società Habitat costruzioni srl al momento in liquidazione. È Pasquale Lombardi, non un imprenditore qualsiasi: un paio d’anni fa ha contribuito a scoperchiare la cupola criminale dei colletti bianchi al Comune di Modugno.

Negli anni scorsi, le sue denunce di minacce e intimidazioni subite hanno portato ad arresti ed incriminazioni eccellenti, tra cui anche sindaco, assessori e funzionari pubblici.accanimentoAdesso, però il costruttore non riesce a tenere testa alla rigidità delle procedure di Equitalia e cancellare la sua ingente posizione debitoria con l’erario, che al contempo continua ad accanirsi nei suoi confronti. Infatti anche l’Agenzia delle entrate bussa alla sua porta (anche se in modo illegittimo, come riconoscerà in seguito), notificandogli una cartella a cinque zeri, che di fatto fa precipitare la situazione, creando un ulteriore ostacolo a Lombardi, sempre intenzionato a trovare un accordo al fine di far fede agli impegni di pagamento emessi dalla stessa Equitalia.no dilazioneIl debito vantato dall’erario (e quindi dall’agente per la riscossione) nei confronti della Habitat supera abbondantemente il milione.

Le trattative su susseguono, l’obiettivo è raggiungere un accordo su una lunga dilazione di pagamento (adesso è possibile arrivare anche a 120 mesi) che di certo avrebbe concesso alla società maggiori possibilità di saldare il dovuto. Sul più bello però, l’interlocuzione si interrompe. «Tutto si ferma a causa di un cavillo. Equitalia “scopre” che l’impresa ha ristrutturato (quindi ricontrattato) il debito dovuto alle banche, quindi annulla ogni trattativa e rivela di non poter concedere alcuna agevolazione», spiega il legale tributarista Paride Lomuzio (già direttore della stessa Equitalia), che segue Lombardi nella controversa vicenda. battaglie legali Nel frattempo, l’imprenditore vittima del sistema di tangenti della ripartizione Urbanistica dell’amministrazione comunale alle porte del capoluogo - negli anni gli sarebbero stati estorti circa 800mila euro -, da un lato ingaggia una battaglia legale (poi vinta) per dimostrare l’illegittimità delle pretese dell’Agenzia delle entrate, dall’altro lato combatte a colpi di carte bollate con Equitalia per ottenere la concessione del beneficio della rateizzazione a lungo termine, proprio in virtù delle notevoli potenzialità patrimoniali che gli permetterebbero di incassare e pagare.

«Siamo arrivati al paradosso di dover fare ricorso per poter pagare tramite rateizzazione», precisa Lomuzio.il contoEquitalia, invece, oltre a respingere ogni richiesta, allo stesso tempo presenta un conto che prevede un incasso di 1,2 milioni, frutto della vendita di alcuni immobili (peraltro già ipotecati dalla stessa Equitalia) e del giroconto di un credito Iva da parte di un’altra società, a cui si aggiunge una dilazione in 10 rate mensili della restante parte del debito.La situazione quindi precipita ed a poco serve il riconoscimento giunto da parte dell’Agenzia delle entrate, che ammette l’errore e annulla il debito. La posizione di Equitalia appare irremovibile, nonostante le controproposte di transazione.proposte«Eppure le nostre proposte appaiono più che ragionevoli», dice l’imprenditore. C’era anche la vendita di un primo immobile (valore 60mila euro), il cui ricavato avrebbe dovuto essere girato interamente all’agenzia della riscossione.

«Quella vendita è saltata perché Equitalia non si è presentata», dice ancora Lombardi, che poi ribadisce un concetto. «Chiediamo semplicemente la concessione di un tempo maggiore per poter vendere altri beni e pagare il nostro debito, oltre al beneficio di una dilazione a lungo termine, che incomprensibilmente non ci è stata concessa».«Qualcuno ci deve spiegare, perché nonostante la buona volontà del contribuente, si faccia di tutto per bloccare ogni proposta di transazione. Che siano il prefetto, Equitalia o l’Agenzia delle entrate a darci una risposta. Noi abbiamo manifestato in più modi la volontà di pagare», conclude Lomuzio, non prima di ricordare le recenti parole del direttore nazionale di Equitalia, che «nell’applicazione di norme e regolamenti ha invitato le diverse agenzie presenti sul territorio a valutare caso per caso». «Non mi sembra che ciò stia avvenendo», chiosa.

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