Mercoledì 23 Gennaio 2019 | 19:04

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Puglia, scandalo sanità processo verso prescrizione

BARI - È la madre di tutte le inchieste sulla sanità pugliese. Ma ora, forse, bisognerà parlarne al passato. Perché la decisione con cui giovedì la Cassazione ha respinto il ricorso della procura di Bari ha, di fatto, chiuso il processo sugli accreditamenti, quello da cui tutto nacque: eliminata l’associazione per delinquere, già esclusa dal gup a luglio 2013, il poco che resta è ormai ad un passo dalla prescrizione
Puglia, scandalo sanità processo verso prescrizione
MASSIMILIANO SCAGLIARINI
BARI - È la madre di tutte le inchieste sulla sanità pugliese. Ma ora, forse, bisognerà parlarne al passato. Perché la decisione con cui giovedì la Cassazione ha respinto il ricorso della procura di Bari ha, di fatto, chiuso il processo sugli accreditamenti, quello da cui tutto nacque: eliminata l’associazione per delinquere, già esclusa dal gup a luglio 2013, il poco che resta è ormai ad un passo dalla prescrizione.Mentre la Suprema corte dichiarava inammissibile il ricorso nei confronti di cinque imputati, tra cui l’ex assessore Alberto Tedesco e l’imprenditore Francesco Ritella (avvocato Antonio La Scala), a Bari si teneva l’ottava udienza davanti alla Prima sezione: il giudice Michele Parisi, appena trasferito, si è dichiarato incompatibile essendosi già espresso su questo fascicolo quando era gip. Alla prossima udienza, il 13 marzo, Parisi dovrà essere sostituito: se uno solo dei difensori dei 29 imputati superstiti si opporrà alla rinnovazione degli atti, bisognerà ricominciare tutto da zero.

L’indagine è partita nel 2006 con i pm Roberto Rossi e Nicastro, oggi assessore regionale, e riguarda gli accreditamenti di sei cliniche private. Tra gli imputati oltre a Tedesco ci sono imprenditori, medici, un finanziere, alcuni ormai ex dirigenti e funzionari regionali. Il procuratore aggiunto Lino Giorgio Bruno ha ereditato il fascicolo passato prima a Marcello Quercia, poi a Desiree Digeronimo e Francesco Bretone, che si astennero dopo le polemiche seguite all’assoluzione di Vendola in un altro procedimento: Bruno si ritrova a gestire un processo con 36 capi di imputazione e 90 testimoni, tra cui lo stesso Vendola e mezza giunta regionale. Ma con il venir meno dell’associazione a delinquere, che avrebbe mantenuto in vita il processo fino al 2017, l’80% delle accuse (corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio) si prescriveranno tra giugno e settembre. Rimarranno in piedi solo le accuse di falso ideologico relativamente alla prima autorizzazione di esercizio ottenuta dalla Kentron di Putignano in assenza dei requisiti di legge: ma anche la stessa Kentron (avvocato Gianni Di Cagno) è ormai uscita dal processo per prescrizione. Resta poi un’ipotesi di abuso d’ufficio relativa al 2010: ma è davvero ben poca cosa rispetto alla mole iniziale delle accuse, e comunque anche qui c’è il rischio di non poter arrivare fino in Cassazione.

L’ipotesi iniziale era che in Regione il «livello politico», ovvero una certa area riconducibile agli ex Ds, operasse per manovrare gli accreditamenti delle cliniche private: era emerso che Ritella, a spese della Kentron, aveva affittato un appartamento a Roma «mettendolo a disposizione per il personaggio del momento con la formula “ufficio di rappresentanza”». Già dopo l’udienza preliminare dell’estate 2013, però, la «cupola» politica è uscita di scena, circoscrivendo le ipotesi di reato alle singole responsabilità di dirigenti o funzionari. Responsabilità che adesso rischiano di non essere nemmeno accertate, visto l’incombere della prescrizione. I primi fatti di cui si parla risalgono al 2006, ormai è trascorso quasi un decennio.

L’ex assessore Tedesco (avvocati Filiberto Palumbo e Rosita Petrelli) è ancora imputato in un altro processo, quello alla cosiddetta «cupola» della sanità pugliese, per il quale è stato rinviato a giudizio a febbraio 2013. la Procura, Tedesco, assieme ad altre 18 persone, avrebbe fatto parte di «una rete che era in grado di controllare forniture e gare di appalto che venivano illecitamente pilotate verso imprese facenti capo ad imprenditori collegati da interessi familiari e economici con i referenti politici e che erano in grado di controllare rilevanti pacchetti di voti elettorali da dirottare verso Tedesco in occasione delle competizioni elettorali». Vanno ascoltati ancora 50 testimoni dell’accusa e non meno di 300 citati dalle varie parti. Anche qui potrebbero sfilare in aula Vendola e alcuni degli ex direttori generali.

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