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BARI - L'idea cinematografica nata dalle pagine della Gazzetta. La Apulia film commission ha reso noti i nomi dei sei vincitori (su 49 partecipanti) della terza edizione del «Progetto memoria», che ha avuto quest’anno per tema «Presenze», con la finalità di raccontare «attraverso fatti, persone, luoghi, imprese, una Puglia ancora sconosciute e stimolare non solo racconti ma anche ricerche». 
ARCHIVIO - Un busto per il mito diverso: Viva Lorenzo «Varichina»!
Bari un film su «Varichina» pioniere del Gay Pride
BARI - La Apulia film commission ha reso noti i nomi dei sei vincitori della terza edizione del «Progetto memoria», che ha avuto quest’anno per tema «Presenze», con la finalità di raccontare «attraverso fatti, persone, luoghi, imprese, una Puglia ancora sconosciute e stimolare non solo racconti ma anche ricerche». Sono stati scelti tra 49 progetti presentati. E tra questi spicca, per il territorio barese, il film «Varichina.

La vera storia della falsa vita di Lorenzo De Santis» (Nacne), di Antonio Palumbo e Mariangela Barbanente che racconta la vicenda di un celeberrimo personaggio, detto appunto «Varichina», che da Bari urlò al mondo la propria omosessualità in un periodo in cui, tra i Settanta e gli Ottanta, era impensabile dichiararsi gay.

Una idea cinematografica, e documentaristica, di storia sociale, che nasce proprio dalle pagine della «Gazzetta». Ovvero da una puntata della rubrica domenicale del giornalista e scrittore Alberto Selvaggi, «Quadretti Selvaggi», dedicata appunto al leggendario Lorenzo, fino allora mai citato dagli organi di informazione, mai apparso su nessun libro. Un lungo articolo che rimane l’unica ricostruzione, testimonianza, del «pioniere di tutti i Gay Pride».

L’unica biografia - piena del colore tipico della penna di Selvaggi -, l’unico affresco di Lorenzo De Santis detto «Varichina», del quale nessuno conosceva fino allora neanche il nome all’anagrafe, né se fosse ancora in vita, o deceduto. Una cronaca inedita che il giornalista scrisse, con larghissimo seguito di lettori anche per i «post» su Facebook e Twitter, come un racconto grottesco e insieme tragico, proponendo anche, con intento provocatorio, di erigere un busto a Bari nel quartiere Libertà per il gay più trash, coraggioso, spregiudicato e avveniristico della storia.

Altri finanziamenti della Apulia film commission sono andati a «Anapeson» (Murex Produzioni Audiovisivi) di Marco Cardetta e Francesco Dongiovanni, sulla cappella ipogea del Casino del Duca, a San Basilio, frazione di Mottola (Taranto). Nico Angiuli e Fabrizio Bellomo in «Anna Hoxha» (Onfilmproduction), mettono in scena invece la presunta parentela tra la cantante Anna Oxa e l’ex dittatore albanese Enver Hoxha, un pretesto per ripercorrere le relazioni tra Italia e Albania. Lavorare per la guerra, costruire mine, arricchirsi e poi capire che quella vita non può continuare e quindi mollare tutto e perdere anche affetti familiari: è la storia di Vito Alfieri Fontana, ingegnere barese, oggi infaticabile «sminatore» al servizio dell’organizzazione umanitaria Intersos. La sua storia è raccontata in «Memorie del sottosuolo - Confessione di un ex fabbricante d’armi» (Fluid Produzioni) di Mattia Epifani.

In virtù del protocollo di intesa sottoscritto il 12 settembre 2014 tra il Centro Nazionale di Cinematografia della Repubblica di Albania e la Fondazione Apulia Film Commission, dal 2015 sono stati selezionati anche due progetti di autori albanesi: «S.P.M. - Sue Preziose Mani» (Kube Studios) firmato da Adrian Paci e dal regista, Roland Sejko e «Contromano» di Andamion Murataj (Lissus Media).

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