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Farinella prende ago e filo e ricuce i costumi d’epoca

di PATRIZIO PULVENTO
PUTIGNANO - Un prezioso contenitore, dove raccogliere ed esporre i «vestiti a maschera» fatti in casa e che hanno accompagnato le edizioni del Carnevale di Putignano degli ultimi 50-60 anni è la mostra intitolata «Sartistica... mente», cioè artigianato sartoriale carnevalesco, promossa dall’assessorato comunale alla Cultura e inserita tra le manifestazioni collaterali a questa 621esima edizione del Carnevale
Farinella prende ago e filo e ricuce i costumi d’epoca
di PATRIZIO PULVENTO

PUTIGNANO - Un prezioso contenitore, dove raccogliere ed esporre i «vestiti a maschera» fatti in casa e che hanno accompagnato le edizioni del Carnevale di Putignano degli ultimi 50-60 anni. Un modo per rileggere parte della storia di questa tradizione così antica, guardandola con gli occhi di chi il Carnevale lo ha vissuto da attore, e non solo spettatore come spesso accade oggi. Il tutto non solo per recuperare e rilanciare il ruolo della maschera, ma anche per riscattare il fondamentale impatto coreografico del travestimento riconciliandolo con la cartapesta, tendenzialmente più osannata per le sue imponenti ma inanimate sculture. Questo in sintesi lo spirito della interessantissima mostra intitolata «Sartistica... mente», cioè artigianato sartoriale carnevalesco, promossa dall’assessorato comunale alla Cultura e inserita tra le manifestazioni collaterali a questa 621esima edizione del Carnevale.

La rassegna - che rappresenta la vera novità del programma 2015 - è allestita nel chiostro della Biblioteca comunale e si può visitare tutti i giorni fino al 17 febbraio, martedì grasso, dalle ore 10 alle 21. L’ingresso è gratuito. «È una operazione di recupero - afferma l’assessore Emanuela Elba - da un punto di vista sia materiale sia sociale. Materiale perché sta permettendo di raccogliere, inventariare e catalogare centinaia di costumi, creati per i gruppi mascherati delle parate che si sono avvicendante negli anni, oppure realizzati da privati per partecipare ai famosi veglioni danzanti di un tempo. Nella ricerca - aggiunge l’amministratrice cittadina - hanno un ruolo importante anche le fotografie. Costumi non più disponibili saranno ricreati grazie alle immagini per essere aggiunti alla collezione».

Da un punto di vista sociale, invece, «questo esperimento culturale è uno stimolo ai cittadini a fare insieme cultura, dal basso per così dire. Per esempio - rileva l’assessore - tirando fuori dalla naftalina qualche vecchio vestito di Carnevale, immagini e testimonianze d’altri tempi, contribuendo così direttamente a questa riscoperta». Per allestire la mostra sono state coinvolte varie associazioni (Zizzania, Coriandolo, Upte, Fidas, Fratres e Hybris), artisti (Luigia Bressan), artigiani (Capozza scultore in ferro battuto) e appassionati del Carnevale. Partner dell’iniziativa anche un centro estetico per il trucco dei modelli che indossano i costumi e gli studenti del Professionale «Agherbino», indirizzo moda. I costumi sono in parte esposti su manichini e in parte indossati da persone, tra forme di cartapesta e foto storiche. In un angolo, alcune sarte sedute al tavolo da lavoro con tanto di macchina per cucire e attrezzi per taglio mostrano come venivano confezionati i costumi.

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