Martedì 22 Gennaio 2019 | 03:53

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Storie di nonni in trincea Un barese tra quelli che affondarono la corazzata

Cento anni fa una intera generazione di giovani partiva per la Prima guerra Mondiale, in moltissimi non fecero più ritorno e tanti erano del Sud, di Puglia e Basilicata. Storie di eroi d'altri tempi, di medaglie e di dolore. Se avete storie e foto scrivete a campione@gazzettamezzogiorno.it
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Storie di nonni in trincea Un barese tra quelli che affondarono la corazzata
C’era anche un barese, Giuseppe De Fano, imbarcato come fuochista sul MAS 15, del comandante Luigi Rizzo che partecipò all’impresa di Premuda, che portò all’affondamento della corazzata austriaca Santo Stefano.
Questo il resoconto dell’azione. All'alba del 10 giugno 1918, la sezione dei MAS 15 e 21 incrociava fra le isole di Premuda e di Gruiza quando Rizzo avvistò una grande nuvola di fumo. Ignorava che si trattasse di navi da battaglia come ignorava che esse fossero uscite da Pola dirette a Cattaro in relazione ad un piano combinato degli Stati maggiori austriaci che prevedeva, contemporaneamente all'attacco dell'esercito sul Piave, la distruzione dello sbarramento antisom, sistemato con navi e reti, nel canale di Otranto dalla nostra Marina in collegamento con quelle alleate. Senza saperlo, Luigi Rizzo si trovava di fronte al grosso delle forze da battaglia nemiche che si stava trasferendo al sud attraverso i canali della Dalmazia per non richiamare la nostra vigilanza. Rizzo, tuttavia, riteneva che quel fumo non indicasse altro se non unità sottili uscite per attaccarlo. Qualche minuto più tardi il capitano Rizzo constatò che si trovava di fronte due navi da battaglia: la Tegetthoff e la Santo Stefano. Anziché accostare in fuori, Rizzo mise la prora delle sue due barche sul bersaglio mantenendo bassa la velocità, allo scopo di evitare che i baffi di prora tradissero la sua presenza, ma serrando le distanze il più possibile: intendeva lanciare dall'interno delle siluranti di scorta e perciò, ad un certo momento, fu obbligato ad aumentare la velocità fino a 12 nodi.

La manovra riesce. Il MAS 15 passa di poppa alla seconda silurante della scorta laterale; giunge, senza essere avvistato ad una distanza di circa 500 metri, poco più poco meno; lancia i due siluri contro la corazzata di testa: la Santo Stefano. Neanche ora gli austriaci si accorgono dei MAS, né avvistano le scie dei siluri che colpiscono al centro la loro grande unità. La Santo Stefano affondò; la sua perdita era dovuta ad un'azione tattica basata sulla tradizione, oramai affermatasi, dei MAS e degli assaltatori della Marina italiana: attaccare ad ogni costo. L'azione vittoriosa di Rizzo superò, tuttavia, il successo tattico per assumere caratteri di chiara vittoria strategica: la fine della nave da battaglia fece fallire, infatti, il piano contro lo sbarramento di Otranto, influendo direttamente sulla battaglia del Piave e di Vittorio Veneto

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