Venerdì 18 Gennaio 2019 | 07:10

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No al referendum sul taglio dei tribunali i perché della Consulta

ROMA – Il referendum non può far "rivivere" norme che "sono già state espunte dall’ordinamento", come quelle che prevedevano i 30 tribunali, le altrettante procure e le 220 sezioni distaccate soppresse con la riforma della geografia giudiziaria. Perchè questo strumento "ha carattere esclusivamente abrogativo e non può 'direttamente costruire una (nuova o vecchia) normativa". Così la Consulta spiega perchè sono inammissibili i tre quesiti referendari sul taglio degli uffici giudiziari, proposti da cinque Regioni, tra cui la Puglia
No al referendum sul taglio dei tribunali i perché della Consulta
ROMA – Il referendum non può far "rivivere" norme che "sono già state espunte dall’ordinamento", come quelle che prevedevano i 30 tribunali, le altrettante procure e le 220 sezioni distaccate soppresse con la riforma della geografia giudiziaria. Perchè questo strumento "ha carattere esclusivamente abrogativo e non può 'direttamente costruire una (nuova o vecchia) normativa". Così la Consulta spiega perchè sono inammissibili i tre quesiti referendari sul taglio degli uffici giudiziari, proposti da cinque Regioni.

Secondo la Consulta – che già un anno fa aveva bocciato un’analoga iniziativa sulla stessa riforma - non c'è dubbio che i quesiti referendari dei consigli regionali di Abruzzo, Basilicata, Campania, Puglia e Sicilia "mirano non alla mera demolizione di una normativa", ma a introdurre la disciplina "anteriore alle soppressioni di uffici previste dalle disposizioni delle quali è richiesta l’abrogazione". E "l'impossibilità di conseguire lo scopo", cioè di far rivivere le vecchie norme- perchè in questo caso il referendum da abrogativo diventerebbe "surrettiziamente propositivo" ("un’ipotesi non prevista dalla Costituzione")- ha come ulteriore conseguenza che "verrebbe sottoposta ai cittadini una scelta inidonea a raggiungere realmente gli effetti annunciati"; un fatto che determinerebbe "l'impossibilità di una corretta espressione del voto popolare".

Alla luce di tutto questo la Corte dichiara "l'inammissibilità delle tre richieste di referendum popolare", vista "l'inidoneità dello strumento referendario a raggiungere il fine, insito nei relativi quesiti, di far 'rivivere", in tutto o in parte , le disposizioni che prevedevano gli uffici giudiziari soppressi, nonchè quelle che stabilivano i circondari dei tribunali aboliti".

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