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Decaro: su nozze gay pronto a sfidare il ministro Alfano

di LIA MINTRONE
BARI - Il sindaco Antonio Decaro da tempo si è dichiarato anche lui disponibile a trascrivere i matrimoni gay contratti all’estero, ma finora nessuno ne ha fatto richiesta. «Stiamo cercando di rendere anche Bari una città accogliente nei confronti di queste nuove coppie e famiglie» testimonia l’avvocato Pasqua Manfredi, dell’associazione «UndesiderioinComune»
Le difficili nozze di Eddy e Nichi. Quadretto semiserio di Alberto Selvaggi
Decaro: su nozze gay pronto a sfidare il ministro Alfano
di LIA MINTRONE
BARI - Il sindaco Antonio Decaro da tempo si è dichiarato anche lui disponibile a trascrivere i matrimoni gay contratti all’estero, ma finora nessuno ne ha fatto richiesta. E questo, per i sindaci italiani, non è il momento migliore per prendere una posizione del genere alla luce di quanto accaduto a Roma e Milano dove sono state aperte delle inchieste a carico di Ignazio Marino e Giuliano Pisapia che non avevano provveduto a cancellare le trascrizioni dopo il «niet» del ministro Angelino Alfano. Evidentemente, Bari è meno effervescente di Roma e Milano sul fronte delle trascrizioni.

«Quelle di Marino e di Pisapia sono azioni servite ad aprire un dibattito nel nostro Paese - dichiara alla Gazzetta un convinto Antonio Decaro -. Ed hanno evidenziato la necessità e il bisogno di una legge nazionale». Ma il Comune di Bari bisogna riconoscere che vanta un attivissimo tavolo tecnico «Lgbtqi» (acronimo di Lesbiche, gay, bisex, trans gender, queer, intersessuale) fortemente voluto dall’ex sindaco Michele Emiliano e ereditato volentieri da Decaro.

«Stiamo cercando di rendere anche Bari una città accogliente nei confronti di queste nuove coppie e famiglie» testimonia l’avvocato Pasqua Manfredi, dell’associazione «UndesiderioinComune» che aderisce al tavolo Lgbtqi. «Ma qui da noi - prosegue - è come se la gente non fosse ancora in grado di considerare possibili queste unioni e queste nuove famiglie. C’è stato tanto clamore sulla questione di genitore 1 e genitore 2 per la nuova modulistica degli asili comunali baresi e, alla fine, la numerazione è stata eliminata e sono rimaste solo le voci genitore e genitore».

Nella voce della Manfredi, peraltro grandissima attivista del tavolo e della sua associazione, scorgiamo un velo di disincanto e di delusione. D’altronde la campagna contro l’omofobia, che il Comune di Bari ha organizzato nello scorso mese di dicembre con manifesti sugli autobus dell’Amtab, non ha suscitato l’interesse sperato. «Speravamo che la gente ci facesse più domande quando siamo saliti sugli autobus - continua a raccontare la Manfredi -. E invece abbiamo assistito più ad atti di vandalismo da parte di chi ha pensato bene di strappare i manifesti. Tanto che alla fine della campagna ne erano rimasti pochi ancora integri. Più che un atto di intolleranza verso il tema ci è sembrato un atto di inciviltà».

Effettivamente la strada è ancora lunga da percorrere dalle nostre parti, anche se tanto si sta facendo. Già la costituzione del tavolo, nel 2012, fu seconda in tutta l’Italia solo alla città di Torino. Inoltre, il Comune ha da tempo istituito un registro delle unioni civili per consentire anche alle coppie di fatto, sia etero che omosessuali, di essere riconosciute sotto il profilo giuridico ed economico, oltre che sociale. Anche se, pure in questo caso, non è che si siano registrate code agli sportelli.
«Il problema è che si tratta di un atto che non riconosce alcun diritto - sbotta la Manfredi -. Quindi le coppie non sentono alcun bisogno di registrarsi, tanto non cambia nulla. Si è trattato più che altro di un atto politico per dare un segnale al legislatore nazionale. D’altronde il Comune aveva già da tempo il registro anagrafico nel quale si potevano indicare le motivazioni della convivenza» .

Insomma, sembra di essere ad un punto morto anche perché a livello nazionale tutto è ancora in alto mare. Il prossimo 29 gennaio ci sarà una nuova riunione, al Comune, del tavolo Lgbtqi, dalla quale potrebbero venire fuori delle novità. Intanto, a marzo, ci sarà un incontro in merito durante il «Festival dei saperi e dei talenti» organizzato per il quarto anno dall’Università di Bari. Nell’occasione si spera di riuscire a fornire dati e a portare famiglie omogenitoriali che raccontino la loro esperienza.
«È difficile reperirle qui da noi queste famiglie - confida la Manfredi -. Il nostro target pugliese o barese è di coppie omosessuali che vivono con i figli avuti da precedenti matrimoni etero, ma tutto ciò è molto diverso da quell’idea nuova di famiglia che noi vorremmo raccontare e vedere riconosciuta».

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