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MILANO - Le banche popolari vanno allo scontro col governo sulla riforma del settore. Riuniti per fare il punto sul provvedimento varato martedì dall’esecutivo guidato da Matteo Renzi, i banchieri di Assopopolari scelgono la linea dura. «Non lasceremo nulla di intentato, perchè il decreto venga meno e l'ordinamento giuridico continui a consentire a tutte le banche popolari di mantenere la propria identità»
Trasformazione in spa le Banche popolari scelgono la linea dura
MILANO - Le banche popolari vanno allo scontro col governo sulla riforma del settore. Riuniti per fare il punto sul provvedimento varato martedì dall’esecutivo guidato da Matteo Renzi, i banchieri di Assopopolari scelgono la linea dura. «Non lasceremo nulla di intentato, perchè il decreto venga meno e l'ordinamento giuridico continui a consentire a tutte le banche popolari di mantenere la propria identità» mettono nero su bianco al termine dell’incontro nella sede milanese della Banca popolare dell’Emilia Romagna (Bper).Il decreto legge è «ingiustificato e ingiustificabile» , tuona l’associazione degli istituti che il governo vuole trasformare da cooperative in società per azioni con tanto di quotazione in borsa in massimo 18 mesi, parlando di «una politica economica finalizzata esclusivamente a trasferire la proprietà di una parte rilevante del sistema bancario italiano alle grandi banche internazionali».

Si vedrà se la battaglia sarà solo in Parlamento, in sede di conversione del decreto, parlamento nel quale il settore conta su appoggi trasversali da parte di tutte le forze politiche, oppure ci sarà spazio per un ricorso legale.

A prescindere dal fatto che le iniziative - da studiare bene - per evitare che il decreto diventi legge vadano a buon fine, non mancherà comunque una nuova tornata di aggregazioni di istituti bancari e di revisione della governance delle popolari, che anche i banchieri ritengono non più differibile.

«Le banche popolari continueranno con maggiore urgenza e determinazione a perseguire una ulteriore evoluzione del proprio ordinamento cooperativo e a proseguire un processo di concentrazione» assicura Assopopolari indicando che in ogni caso «non mancherà il coraggio, la fantasia e la determinazione per proseguire la propria storia, anche in un contesto normativo pregiudizialmente e irragionevolmente avverso».

Di certo il decreto «è stato accolto con grande stupore, è stato del tutto imprevisto. Si sapeva che le popolari dovevano fare qualcosa ma nessuno si aspettava un provvedimento di queste misura con queste caratteristiche», rileva Piero Giarda, presidente del consiglio di sorveglianza di Bpm (Banca popolare di Milano, l’istituto che la borsa (dove ieri, per i titoli delle banche popolari, si è registrata un’altra seduta di rialzi degli indici) vede bene come possibile cavaliere bianco per salvare Carige (Cassa di risparmio di Genova e Imperia). Secondo Giarda comunque la mossa del governo non è stata fatta per salvare la banca genovese né tantomeno l’altra in difficoltà, Mps (Monte dei paschi di Siena).

Al di là dei commenti dei banchieri al termine del vertice, sul tema è intervenuto il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, a Milano per ritirare un premio del governo britannico all’impresa che presiede, la Mapei. La riforma con l’eliminazione del voto capitario (una testa equivale a non più che un voto) «è - ha commentato il presidente di Confindustria - una mossa che va nella direzione giusta». Tuttavia, ha aggiunto «mi auguro non sottragga credito alle imprese».

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