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Tentato omicidio tre arresti a Bari «Dovevo morire quel giorno»

BARI – Sono stato eseguiti oggi dalla polizia tre arresti, su ordinanza del gip del Tribunale di Bari su richiesta della Dda, nei confronti di altrettanti presunti esponenti del clan Campanale del rione barese San Girolamo. Gli arrestati sono accusati di duplice tentato omicidio, un agguato compiuto nell’ottobre 2013 nei confronti di persone vicine al clan avverso dei Lorusso
Tentato omicidio tre arresti a Bari «Dovevo morire quel giorno»
BARI – Agenti della Squadra Mobile della Questura di Bari hanno notificato una ordinanza di custodia cautelare a tre presunti appartenenti al clan Campanale, ritenuti responsabili del duplice tentato omicidio avvenuto la sera del 12 ottobre 2013 nel capoluogo pugliese ai danni di due presunti esponenti del clan rivale Lorusso.
La misura è stata emessa dal gip del Tribunale su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di Giacomo Campanale, 44 anni, Felice Campanale, 28, e Alessio Centanni, 23, ritenuti responsabili, a vario titolo, di tentato omicidio aggravato, porto e detenzione illegale di armi da fuoco, ricettazione e violazione degli obblighi della sorveglianza speciale. L’agguato avvenne nel quartiere San Paolo. Furono esplosi numerosi colpi d’arma da fuoco.

LA RICOSTRUZIONE - I tre arrestati sono ritenuti i responsabili del duplice tentato omicidio di Sebastiano Armenise, una volta nelle fila dei Campanale e poi passato ai Lorusso, e Raffaele Petrone compiuto in via Granieri il 12 ottobre 2013. Un gruppo di fuoco composto da 5 persone, nei confronti di due delle quali il gip ha ritenuto di non consentire l’arresto, che agì con tre armi tra cui un revolver di grosso calibro. Un episodio rimasto nascosto e mai segnalato nè da testimoni, nè dalle vittime, finchè Armenise e Petrone vengono arrestati per estorsione e cominciano a collaborare con la polizia. Un agguato avvenuto alla presenza di due ragazze, rimaste illese, come si vede nelle immagini delle telecamere di video sorveglianza.

La faida tra i Lorusso-Rizzo e i Campanale si trascina da anni ed è finalizzata al controllo delle estorsioni e dello spaccio di droga. Alle indagini hanno collaborato 15 commercianti entrati nel mirino delle estorsioni e proprio grazie alle loro denunce fu possibile compiere arresti che disarticolarono il clan Lorusso. E tra gli arrestati si trovarono anche le vittime dell’agguato che deciseno di collaborare con la giustizia raccontando dell’agguato.

"Quello che emerge – commenta il questore di Bari, Antonio De Iesu – è l’inquietante assenza di segnalazioni a questo fatto cruento di cui nessuno era a conoscenza. Omertà assoluta. Questo è un elemento su cui bisogna interrogarsi frutto di una faida e di una tensione psicologica in un quartiere a cui non bisogna associare un profilo di criminalità. Un quartiere dove ci sono tante persone perbene". "Abbiamo bisogno – ha aggiunto – che ci sia un sentimento di riscatto da parte della comunità".

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