Mercoledì 16 Gennaio 2019 | 10:39

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Alitalia non paga tarallificio sul lastrico Interrogazione Losacco (Pd)

di LIA MINTRONE
ALBEROBELLO - Per nove mesi sono stati lo snack offerto ai passeggeri dei voli Alitalia nazionali, internazionali e intercontinentali. I pacchetti da 25 grammi del «Tarallificio dei Trulli» sono arrivati in ogni angolo del mondo grazie ad un contratto stipulato tra la compagnia di bandiera italiana e l’azienda della famiglia Recchia di Alberobello. Ma lo scorso 31 dicembre scade il contratto e per l’azienda nostrana iniziano i problemi
Alitalia non paga tarallificio sul lastrico Interrogazione Losacco (Pd)
di LIA MINTRONE

ALBEROBELLO - Per nove mesi sono stati lo snack offerto ai passeggeri dei voli Alitalia nazionali, internazionali e intercontinentali. I pacchetti da 25 grammi del «Tarallificio dei Trulli» sono arrivati in ogni angolo del mondo grazie ad un contratto stipulato tra la compagnia di bandiera italiana e l’azienda della famiglia Recchia di Alberobello. Ma lo scorso 31 dicembre scade il contratto e per l’azienda nostrana iniziano i problemi. Da novembre l’Alitalia non paga le fatture già scadute. D’altronde, pagando l’Alitalia a sessanta giorni, quelle scadute a novembre sono le forniture di settembre e così via.
Ad oggi il Tarallificio vanta un credito di 116mila euro di cui 76mila con fatture, appunto, già scadute.

Dai primi di gennaio, inizia uno scambio di email serratissimo tra l’azienda di Alberobello e gli uffici di Alitalia. Inizialmente alle email nessuno risponde. Poi, dopo numerosi tentativi e solleciti, finalmente si riesce ad entrare in contatto, così come ci raccontano da Alberobello, con una gentile signora dell’amministrazione Alitalia. Inizia un ping pong di email. Da una parte la famiglia Recchia chiede almeno il pagamento delle fatture già scadute il 30 novembre e il 31 dicembre, dall’altra la gentile signora «Alitalia» temporeggia. Le email, almeno due o tre al giorno, iniziano ad essere inoltrate a raffica dalla terra dei trulli fin quando, il 15 gennaio, la gentile signora consiglia all’azienda pugliese di contattare, sempre via email, il suo capo. I Recchia non perdono tempo e iniziano ad inviare nuove email al nuovo destinatario. L’oggetto è sempre lo stesso: la richiesta di pagamento delle fatture già scadute per un importo complessivo di 76mila euro.

E con le email cresce anche l’ansia. Di fatto, il non avvenuto pagamento, inizia a mettere a dura prova le sorti stesse della casa produttrice di taralli che ha una conduzione familiare e dipendenti che mantengono famiglie monoreddito. Il 15 gennaio, da Alberobello parte la richiesta di poter avere almeno un anticipo sull’importo totale. Alitalia risponde proponendo uno sconto del 50%. Ovviamente, da Alberobello, fanno sapere che la proposta è inaccettabile e fanno una controproposta applicando l’8 % di sconto. Pertanto il credito vantato passerebbe da 116mila euro a 106mila ma solo se pagato entro il 20 gennaio.

Ma Alitalia lamenta l’irrilevanza dello sconto e propone di pagare subito i 76mila euro e i restanti alla fine di gennaio e di febbraio. Ad Alberobello accettano. Intanto, seguendo quell’antico detto che recita «pochi, maledetti e subito», applicano uno sconto che trasforma in 70mila euro i 76mila iniziali. Nel frattempo, il 20 gennaio, entra in scena un nuovo riferimento epistolare di Alitalia: il capo del capo del capo della signora. Da Alberobello inviano l’ennesima email con la quale comunicano al nuovo arrivato il notevole disagio che l’azienda sta fronteggiando a causa del mancato pagamento delle fatture che ha portato la proprietà ad avere degli scoperti con i fornitori. Questi ultimi, a loro volta, chiedono e giustamente di essere pagati. L’azienda sottolinea il rischio del collasso al quale sta andando incontro e il blocco totale della produzione. Ma da Alitalia non arriva nessuna risposta.

Ieri, una nuova, ennesima email parte alla volta di Alitalia: si chiede di rilasciare una autorizzazione scritta per la cessione del credito. In pratica , rivolgendosi ad una banca potrebbero riuscire ad ottenere l’80 % dell’importo. Ma da Alitalia, ad oggi, nessuna risposta. Nell’azienda di Alberobello l’aria è tesa. I fornitori pazientano, ma fino a quando? E come fronteggiare la produzione e il pagamento del personale? Inizia inoltre a serpeggiare un altro dubbio.

Finora il «Tarallificio dei Trulli» si è esposto con Alitalia Cai. Ma, dal 1° gennaio, Alitalia Cai è diventata Alitalia Sai a seguito dell’ingresso degli Emirati Arabi che hanno acquistato il 49% delle quote della compagnia aerea italiana. E da Alberobello si chiedono se tutto ciò non possa complicare le cose ulteriormente. «Per noi sarebbe la fine», ci fanno sapere dal quartier generale di Alberobello.

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