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MOLFETTA - L’esercito delle doppiette spara a ridosso delle abitazioni. A pochi metri dal Pulo, nel fondo Azzollini, ma anche in località Madonna della Rosa, in prossimità di Lama Martina e Lama Cupa, e perfino vicino a villaggio Belgiovine. Tutte zone fortemente antropizzate e comunque vicinissime al centro abitato. A lanciare l’allarme è la Lac Puglia, cioè la sezione regionale della Lega per l’abolizione della caccia
Cacciatori sparano ad un passo dalle case
di LUCREZIA D’AMBROSIO

MOLFETTA - L’esercito delle doppiette spara a ridosso delle abitazioni. A pochi metri dal Pulo, nel fondo Azzollini, ma anche in località Madonna della Rosa, in prossimità di Lama Martina e Lama Cupa, e perfino vicino a villaggio Belgiovine. Tutte zone fortemente antropizzate e comunque vicinissime al centro abitato. A lanciare l’allarme è la Lac Puglia, cioè la sezione regionale della Lega per l’abolizione della caccia. «Non solo le aree protette vengono prese di mira dai cacciatori - dice Pasquale Salvemini, delegato regionale Lac - ma anche le città e soprattutto le aree molto affollate. Molfetta, in questo, non viene esclusa dai raid di chi non esita a sparare a ridosso delle abitazioni. E allora ecco che nonostante stia giungendo al termine la stagione venatoria corrente, non si possono assolutamente trascurare le problematiche legate all’esercito delle doppiette».

Salvemini attacca: «In una regione dove i controlli sono pari a zero, si assiste a un copioso assalto venatorio proprio a ridosso delle cinture urbane». Risultato? «Sono decine le segnalazioni dei residenti di quelle zone che sono giunte alla Lac Puglia, nelle quali si lamenta la presenza di cacciatori a pochi metri dal Pulo, alla Madonna delle Rose, in particolar modo nella zona di Lama Martina e Lama Cupa e infine a ridosso del villaggio Belgiovine. Squadre di 8-10 uomini intenti a svolgere la classica ma vietata caccia a rastrello negli uliveti, effettuando vere e proprie mattanze di tordi ma anche di altre specie, comprese quelle protette».

Il rumore delle doppiette ha messo in allarme non solo i volatili, ma soprattutto i tanti esseri umani che in quelle zone ci abitano, e pure da tempo, e temono di finire nella traiettoria di qualche bracconiere poco avvezzo al rispetto delle regole. Tanto più che nei fondi attigui alle abitazioni e alle ville sono evidenti le tracce del passaggio dei cacciatori.
«Come è noto - continua Salvemini -, chiunque dovesse essere fermato mentre si avventura in zone vicine ad aree urbane o comunque popolate rischia denunce a carattere penale ma anche sanzioni pesanti. Eppure la prospettiva non spaventa i cacciatori. La cosa peggiore sta nel fatto che nonostante l’esercito delle doppiette sia sempre più scarno a livello nazionale e regionale, i controlli, al fine di scongiurare eventuali incidenti alla popolazione, continuano a essere insufficienti. A pochi giorni dalla fine della stagione venatoria - conclude - si registrano deliranti dichiarazioni fatte da esponenti politici regionali che auspicano l’apertura delle frontiere pugliesi, in nome dell’economia, al turismo venatorio».

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