Giovedì 17 Gennaio 2019 | 13:37

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Rifiuti, flop differenziata in Puglia scatta ecotassa Disastro discarica Martucci parti civili Regione e Comuni

di GIUSEPPE ARMENISE
BARI - Dopo numerosi rinvii entra in vigore la cosiddetta ecotassa in Puglia. Il costo dello smaltimento dei rifiuti da oggi costerà di più in quei Comuni che, in quest’ultimo decennio, non sono riusciti a eliminare progressivamente il ricorso alle discariche. Ci sarà chi pagherà il minimo (5,17 euro per tonnellata di rifiuto in discarica) e chi invece il massimo (25,82 euro a tonnellata)
Rifiuti, flop differenziata in Puglia scatta ecotassa Disastro discarica Martucci parti civili Regione e Comuni
GIUSEPPE ARMENISE
BARI - Dopo numerosi rinvii entra in vigore la cosiddetta ecotassa in Puglia. Il costo dello smaltimento dei rifiuti da oggi costerà di più in quei Comuni che, in quest’ultimo decennio, non sono riusciti a eliminare progressivamente il ricorso alle discariche. Premiate invece le amministrazioni che si sono dotate di un sistema più o meno efficace di differenziazione delle matrici da rifiuto, riutilizzabili dopo opportuna trasformazione fino alla loro reimmissione nel ciclo produttivo delle cosiddette materie prime-seconde.

Ci sarà dunque chi pagherà il minimo (5,17 euro per tonnellata di rifiuto in discarica) e chi invece il massimo (25,82 euro a tonnellata) in ossequio al principio che più inquina più deve pagare. La conseguenza diretta di questo meccanismo è che nei Comuni dove non non si fa la raccolta differenziata, la tassa sui rifiuti sarà inevitabilmente maggiorata, gravando di più sulle tasche dei cittadini. Percorso inverso per i virtuosi, i cittadini che la differenziata la fanno: pagheranno di meno.

I Comuni sono divisi in fasce. Il minimo della tariffa, per aver raggiunto livelli significativi di raccolta differenziata o per essere riusciti a chiudere attraverso l’impiantistica (trasformazione e reimmissione nei processi produttivi delle diverse frazioni) il ciclo dei rifiuti, se lo sono guadagnati Comuni come San Ferdinando di Puglia, Trinitapoli, Erchie, Fasano, Latiano, San Pancrazio Salentino, Casalvecchio di Puglia, Cerignola, Ordona, Stornarella, Troia, Otranto, Palmariggi, Supersano, Surano, Crispiano, Sava. Poi, progressivamente, ci sono tutti gli altri, con quote diverse in base alle premialità conquistate (o perse) per percentuali progressivamente più basse di differenziata rispetto alle soglie di legge o per avere o non avere rispettato l’obiettivo minimo di incrementare le quote di rifiuti differenziati almeno di un 5% entro novembre del 2014. E così si trovano i Comuni capoluogo tra i quali spicca Andria (6,97 euro a tonnellata). Bari, Lecce e Taranto sono a 7,50 euro a tonnellata, Brindisi a 11,25, Foggia, Barletta e Trani a 15 euro.

L’introduzione dell’ecotassa, peraltro annunciata da anni e più volte rinviata tra le polemiche nella speranza che più amministrazioni si mettessero in regola, non è passata sotto silenzio. I consiglieri regionali di Forza Italia, Erio Congedo, Aldo Aloisi, Antonio Barba e Luigi Mazzei attribuiscono alle inadempienze della Regione il fallimento dei Comuni che si vedono appioppare l’ecotassa all’aliquota più alta. «Anche se i Comuni facessero una raccolta differenziata “spinta” - spiegano in una nota - non potrebbero mai arrivare ad alti livelli di differenziata poiché manca la raccolta separata dell’umido, la cui percentuale darebbe una spinta eccezionale alla percentuale di raccolta. Nel Salento, le ragioni sono chiare da molto tempo: la Regione che, nel novembre 2013, chiamava a raccolta i presidenti e i tecnici Ato (Ambiti territoriali ottimali) per dire che erano a disposizione diversi milioni di euro per la trasformazione degli impianti di biostabilizzazione esistenti in impianti di compostaggio e per la costruzione di nuovi; ora si è defilata e “sfilata” non dando neanche un centesimo agli Ato. Inoltre, la Regione, che ha sempre sbandierato la possibilità di smistare i rifiuti salentini altrove, si è dovuta rimangiare tutto poiché i pochi impianti pugliesi hanno da tempo finito la disponibilità». I consiglieri invocano ora misure straordinarie per evitare, dunque, che questo nuovo giogo gravi sulle spalle dei contribuenti. 

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