Giovedì 17 Gennaio 2019 | 18:44

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Scomparve 3 anni fa il giudice archivia

di LUCREZIA D’AMBROSIO
MOLFETTA - Nessuno saprà mai che fine ha fatto Mauro Picca, il pensionato di cui si sono perse le tracce l’11 settembre 2011. Secondo il giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Trani, Luca Buonvino, non ci sono «spazi di ulteriore approfondimento investigativo». Di qui l’archiviazione del fascicolo. Insomma, Mauro Picca ingoiato nel nulla (nella foto)
Scomparve 3 anni fa il giudice archivia
di LUCREZIA D’AMBROSIO

MOLFETTA - Nessuno saprà mai che fine ha fatto Mauro Picca, il pensionato di cui si sono perse le tracce l’11 settembre 2011. Secondo il giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Trani, Luca Buonvino, non ci sono «spazi di ulteriore approfondimento investigativo». Di qui l’archiviazione del fascicolo. Insomma, Mauro Picca ingoiato nel nulla. Forse fuggitivo, forse suicida o forse no. La verità su quello che ne è stato della sua vita non verrà mai a galla.

All’archiviazione si era opposta, nei mesi scorsi, l’associazione Penelope con una istanza a firma dell’avvocato Pasquale Pellegrini. Perchè, secondo l’associazione che si occupa delle persone scomparse, c’erano aspetti nella vicenda che non erano stati considerati a cominciare dalle palesi incongruenze nelle dichiarazioni rilasciate agli investigatori dalle persone sentite in merito alle conversazioni intercorse nei giorni e nelle ore immediatamente precedenti la scomparsa dell’uomo, tra Picca e alcuni suoi conoscenti.

«Si è chiesto di proseguire le indagini per la sparizione di Picca - aveva detto l’avvocato Pellegrini al momento della presentazione dell’opposizione all’archiviazione - sollecitando l’escussione a sommarie informazioni della signora frequentata da Picca e del suo nucleo familiare. Tale richiesta risulta motivata dalle contraddizioni evidenti tra quanto dichiarato da questi soggetti e i tabulati telefonici, nonché tra quanto dichiarato da questa signora e i prestiti e finanziamenti pari a 10mila euro contratti da Picca in loro favore».

Il gip invece scrive: «L’attività di indagine indicata nell’atto di opposizione avrebbe valenza puramente esplorativa, ma, con elevata probabilità, non consentirebbe l’individuazione di eventuali reati né l’identificazione dei responsabili».
E allora, niente. Eppure per quella scomparsa nessuno è mai stato iscritto nel registro degli indagati. Soprattutto, Mauro Picca non è mai stato rintracciato anche se, ormai, sembra plausibile che bisognerà cercare un corpo senza vita.

Picca, al momento della scomparsa, aveva 68 anni. La sua era una vita normale, almeno all’apparenza. Nei fatti, da qualche mese il pensionato conduceva esistenze parallele. C’era quella accanto a sua moglie, fatta di quotidianità e di un discreto benessere, casa di proprietà, fondo rustico di proprietà, conto corrente cointestato in forte attivo, pensione solida ogni mese, i figli, adulti, realizzati e fuori Puglia. E poi c’era quella parallela, fatta di verità taciute, forse di un’altra donna, e soldi, tanti soldi, recuperati qua e là tra i parenti e con prestiti, un altro conto corrente, ma in rosso, due polizze vita, accese a maggio e a giugno del 2011, delle quali a quanto pare sua moglie non era a conoscenza.

Di Mauro Picca si sono perse le tracce il pomeriggio di domenica 11 settembre. Aveva detto a sua moglie di voler uscire per fare una passeggiata. Non è più tornato. I suoi telefoni cellulari (pare ne avesse tre) si spengono per sempre. Qualche ora dopo. È l’inizio di un mistero che non avrà mai soluzione.

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