Giovedì 17 Gennaio 2019 | 18:41

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La Grande Guerra 100 anni dopo Inviate le storie dei nonni

di GAETANO CAMPIONE
Il 24 maggio 1915 l'Italia dichiarava guerra all'Austria entrando ufficialmente nel primo conflitto bellico mondiale. Nei tre anni di guerra (che nel resto d'Europa era iniziata già un anno prima) 1915-1918 ci furono 650mila morti e di questi 24mila furono pugliesi e 6mila lucani. Giovani e giovanissimi che lasciarono le loro case, i campi, le famiglie per affondare in trincee di fango a difendere confini lontani di uno Stato non percepito come tale. Uomini spesso dimenticati dalla Storia. Ecco perchè invitiamo i nostri lettori a inviarci lettere, diari, foto e racconti di quei nonni che hanno costruito il nostro paese. Scrivete a campione@gazzettamezzogiorno.it le storie più belle saranno pubblicate
Lettera dal fronte da un disperso tarantino sul Carso: «Spero nella pace»
La Grande Guerra 100 anni dopo Inviate le storie dei nonni
di GAETANO CAMPIONE

La medaglia, avvolta in un pezzo di carta ripiegato accuratamente, è sbucata per caso dal cassetto di un vecchio mobile. Era di bronzo, sostenuta da un nastrino azzurro, E c’era scritto da un lato «Al valor militare», dall’a l t ro «Fosso Gorgazzo Piave 15-16 6 1918». . L’aveva ricevuta il nonno di mia moglie, Giuseppe Stella, di Martano, del quale ormai quasi nessuno conosceva la storia. Eppure, soprattutto all’epoca, le medaglie al valor militare non le regalava nessuno. È iniziata così una ricerca, tra archivi (ormai su internet si trova quasi tutto), ricordi, testimonianze, pezzi di carta sbiaditi dal tempo. Alla fine, ho ricostruito la storia del caporal maggiore Giuseppe Stella, sesta compagnia, 145° reggimento fanteria della Brigata Catania, che a colpi di bombe a mano, respinse un attacco austriaco sul Piave.
Una delle tante storie dimenticate, «Bello esempio di arditezza e incitamento ai suoi uomini», recita la motivazione.

Durante la prima guerra mondiale, più di 5 milioni si arruolarono nell’esercito italiano, la maggior parte di loro erano «contadini-soldati». In tre anni, dal 1915 al 1918, il numero delle vittime fu enorme: circa 600mila, un milione tra feriti e mutilati, migliaia di dispersi. Il contributo di Puglia e Basilicata non fu da meno. Praticamente quasi tutte le nostre famiglie hanno avuto un parente che ha partecipato in qualche modo alla Grande guerra. Monte San Michele, San Martino del Carso, il fiume Isonzo, Gorizia, sono le località dove pugliesi e lucani hanno scritto pagine di storia che il tempo sta ormai cancellando.

Cento anni dopo questo patrimonio della memoria deve essere recuperato in qualche modo. Ci sono tante iniziative che coinvolgono enti ed istituzioni. Anche La Gazzetta vuol dare il suo contributo. Aprendo le pagine del giornale alle storie di pugliesi e lucani, mettendo a disposizione di quanti vorranno raccontare anche in maniera critica, il contributo a quella tragedia di una generazione dimenticata. Con la collaborazione dell’istituto Nastro azzurro ricostruiremo, ad esempio, tra l’altro, le figure dei personaggi più decorati del primo conflitto mondiale, ai quali sono intestate le nostre caserme.

Generazioni di militari di leva e non sono passati attraverso la caserma Picca di Bari. Ma chi era il capitano Domenico Picca? Perché gli è stata intestata una caserma? Il resto lo dovranno fare i lettori.

Uomini spesso dimenticati dalla Storia. Ecco perchè invitiamo i nostri lettori a inviarci lettere, diari, foto e racconti di quei nonni che hanno costruito il nostro paese. Costruiamo insieme una fiaccola della memoria da tenere accesa il più a lungo possibile. Nell’interesse di tutti.
Scrivete a campione@gazzettamezzogiorno.it le storie più belle saranno pubblicate

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