Sabato 19 Gennaio 2019 | 15:08

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«Aiutatemi! Non ho più forze nemmeno per andare a rubare»

di VALENTINO SGARAMELLA
BARI - Tonio: il clochard che lo scorso 10 settembre si asserragliò al primo piano del primo Municipio in via Garruba, in pieno centro, si cosparse il corpo di liquido infiammabile minacciando di darsi fuoco. Ancora lui, la notte tra il 6 ed il 7 dicembre scorso si impicca al dormitorio Andromeda in via A. De Gasperi. Viene salvato per un soffio. Ora minaccia un altro gesto eclatante il giorno di Natale
«Aiutatemi! Non ho più forze nemmeno per andare a rubare»
di VALENTINO SGARAMELLA

BARI - Tonio: il clochard che lo scorso 10 settembre si asserragliò al primo piano del primo Municipio in via Garruba, in pieno centro, si cosparse il corpo di liquido infiammabile minacciando di darsi fuoco. Ancora lui, la notte tra il 6 ed il 7 dicembre scorso si impicca al dormitorio Andromeda in via A. De Gasperi. Viene salvato per un soffio. Ora minaccia un altro gesto eclatante il giorno di Natale: darsi fuoco dinanzi alla mensa di Santa Chiara, a Barivecchia. Il dramma della povertà, del margine e della disperazione si consuma tristemente secondo copione. Tonio è un senzatetto che vive di piccoli furti ed ha accumulato una serie di condanne.
Dopo l’ultimo ricovero in ospedale, e l’aiuto possibile che istituzioni e volontariato hanno prodotto, l’uomo è tornato a sprofondare in un abisso di solitudine, minacciando come sempre il peggio. Per fortuna è intervenuta l’assessore alla Solidarietà, Francesca Bottalico. Che le ha detto l’assessore Bottalico? «Stamattina (ieri, ndr) abbiamo parlato con l’assessore e l’assistente sociale. In alternativa al carcere, si stanno adoperando per un affidamento ai servizi sociali del Comune. Una pena alternativa per cui durante il giorno devo fare le pulizie all’Andromeda o al Caps».

Quindi, il problema è risolto. «No. Perché non mi pagano, e come campo? Sarò costretto a tornare a rubare. Perché non riescono a trovare un posto di lavoro, anche provvisorio o precario, non lo voglio stabile. La mia amica Tiziana mi sta aiutando, cerca di calmarmi, ma io non riesco a darmi pace. L’assessore mi ha confermato che questa è l’unica possibilità, il Comune non può fare altro perché lavoro non ce n’è. Io non voglio essere mantenuto, voglio lavorare onestamente perché sono stanco di rubare per mangiare».

Sta rubando in questi giorni? «No. Per ora ho smesso anche perché mi sento molto debole, mi imbottiscono di psicofarmaci ma a me l’ansia resta ugualmente: devo pagare le contravvenzioni che mi sono state inflitte dal Giudice, voglio saldare i conti con la giustizia. E poi vorrei raggiungere mia figlia di 5 anni che vive in Germania con la mia ex moglie. Voglio rivederla. Ma se resto in queste condizioni la mia vita non cambia. Nessuno lo capisce. Persone come me rappresentano drammi tali che il Comune dovrebbe metterci tra le priorità urgenti per risolvere le nostre situazioni. Come devo spiegarglielo?».

A Natale che farai? Non avrai intenzione davvero di darti fuoco? «No, per il momento rimando. Ma voglio chiarire bene la mia situazione con il mio avvocato. Andando avanti in questo modo, finirò per rovinarmi ulteriormente. Gli psicofarmaci mi fanno male. Sto proprio fuori di testa. Sono stato assegnato all’Andromeda ma dormo a casa di Tiziana. Non mi sento bene. Ma come posso continuare così?».

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