Giovedì 17 Gennaio 2019 | 18:31

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Braccio di ferro sui Marò Italia richiama ambasciatore «Latorre resta qui, non sta bene» La cronologia

ROMA - L'Italia alza il tiro sui marò e dopo la doccia fredda di ieri richiama l’ambasciatore a New Delhi per consultazioni urgenti e si riserva di procedere con "tutti i passi necessari". Il giorno successivo alla decisione della Corte suprema indiana di respingere la richiesta di prolungare la permanenza in Italia di Salvatore Latorre e di concedere una "licenza" a Massimiliano Latorre, il titolare della Farnesina lo annuncia alle commissioni Esteri e Difesa. E tiene a precisare che "non si tratta di rottura delle relazioni diplomatiche". Anche il ministro della Difesa Roberta Pinotti sfuma, e sottolinea che il mancato rientro in India di Latorre annunciato ieri sera "non è un atto di sfida".
Dissensi contro il Governo: «Si fanno prendere in giro»
LA CRONACA DI IERI
Braccio di ferro sui Marò Italia richiama ambasciatore «Latorre resta qui, non sta bene» La cronologia
ROMA – L'Italia alza il tiro sui marò e dopo la doccia fredda di ieri richiama l’ambasciatore a New Delhi per consultazioni urgenti e si riserva di procedere con "tutti i passi necessari".

Il giorno successivo alla decisione della Corte suprema indiana di respingere la richiesta di prolungare la permanenza in Italia di Salvatore Latorre e di concedere una "licenza" a Massimiliano Latorre, il titolare della Farnesina lo annuncia alle commissioni Esteri e Difesa. E tiene a precisare che "non si tratta di rottura delle relazioni diplomatiche". Anche il ministro della Difesa Roberta Pinotti sfuma, e sottolinea che il mancato rientro in India di Latorre annunciato ieri sera "non è un atto di sfida".

Ma il cambio di passo, stavolta, sembra più concreto che in passato. Lo sconcerto e la sorpresa di ieri lasciano il posto a una reazione che tenta di rilanciare l’iniziativa politica e diplomatica. "Di fronte ad un atteggiamento così grave" delle autorità indiane "il governo si riserva i passi necessari, a partire dall’urgente richiamo per consultazioni dell’ambasciatore italiano a Nuova Delhi" Daniele Mancini, ha affermato Gentiloni.

Il tutto "senza improvvisazioni" e "con il necessario equilibrio", ma anche con un’informazione costante al Parlamento.

Non sono stati precisati i tempi del ritorno in Italia del diplomatico italiano ma la sottolineatura, da parte dei due ministri, della necessità di una reazione e di una risposta "ferma, forte e unitaria" suona come un segnale che da oggi potrebbe non essere più solo l’India a dettare tempi e modi della sorte dei marò.

Che Latorre resti in Italia è una decisione presa anche perchè l’impegno per il suo recupero fisico è, nelle parole di Pinotti, "una priorità per il governo". Da vedere, invece, dove porterà il braccio di ferro con New Delhi, che apre interrogativi anche sui margini di 'sicurezzà per Girone dopo la metà di gennaio, data inizialmente prevista per il rientro di Latorre. E su quanto riescano a gestire il nuovo corso politica e diplomazia, finora sistematicamente beffate dalla gestione indiana della vicenda.

Dalle dichiarazioni di oggi emerge, tra le righe, la consapevolezza che qualcosa, anche questa volta, non è andata come previsto o sperato. "Le nostre istanze erano di carattere umanitario e ci aspettavamo un risultato diverso", ha constatato il ministro della Difesa.

Rispunta intanto l’arbitrato internazionale, finora rimasto sulla carta e sul quale, ha affermato Gentiloni, sarà presa "una decisione nei prossimi giorni".

Ma Gentiloni e Pinotti non convincono tutti. Da Maurizio Gasparri (Fi), che non vuole più "firmare cambiali in bianco", arriva un attacco a Matteo Renzi per la sua "disattenzione imperdonabile". Contro il premier e il suo esecutivo anche i 5 Stelle.

"Siamo di fronte ad un governo di impostori che ha ingannato i nostri due marò. L’arbitrato internazionale non esiste. Nonostante infatti le rassicurazioni dell’allora ministro degli Esteri Federica Mogherini (14 aprile), la procedura non è mai stata attivata", commentano i parlamentari M5S. Pier Ferdinando Casini prova a trovare la quadra proponendo una "cabina di regia" che garantisca la "riservatezza" dell’azione di governo ma anche "il coinvolgimento dell’opposizione".

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