Martedì 22 Gennaio 2019 | 01:40

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Caccia all’amianto denunce a numero verde

di GIUSEPPE ARMENISE
BARI - La Provincia Bat (Barletta, Andria, Trani) è stata apripista col progetto «Amianto zero». Sono 36 le domande in attesa di essere esaminate, tutte contenenti progetti di bonifica di manufatti in cemento amianto nel territorio provinciale. Legambiente già aveva sperimentato con grande partecipazione (nelle province di Lecce, Bari e Bat) un programma di incentivazione alla sostituzione dei tetti in amianto con impianti fotovoltaici
Caccia all’amianto denunce a numero verde
di Giuseppe Armenise

BARI - La Provincia Bat (Barletta, Andria, Trani) è stata apripista col progetto «Amianto zero». Sta funzionando. Sono 36 le domande in attesa di essere esaminate, tutte contenenti progetti di bonifica di manufatti in cemento amianto nel territorio provinciale. Legambiente, che già aveva sperimentato con grande partecipazione (nelle province di Lecce, Bari e Bat) un programma di incentivazione alla sostituzione dei tetti in amianto con impianti fotovoltaici integrati grazie al quarto conto energia, «aumenta» l’offerta con «Puglia eternit free» (attivo il numero verde 800 131 026 per chiedere il servizio).

È un programma di dimensione regionale - ha spiegato il presidente regionale di Legambiente, Francesco Tarantini - grazie al quale viene offerta consulenza gratuita per individuare manufatti in cemento amianto e censirli attraverso l’autodenuncia prevista dalla legge. Il programma ha il patrocinio dell’assessorato alla Qualità dell’Ambiente della Puglia e con la partnership tecnica della ditta Teorema Spa.

«Amianto zero» e «Puglia eternit free» hanno un minimo comune denominatore: portare a una sorta di «emersione» delle tante azioni di rimozione e abbandono clandestino, che creano situazioni di rischio per la salute tanto di chi li rimuove quanto di chi è esposto involontariamente alla potenziale dispersione di fibre di amianto notoriamente cancerogene.

Da quando una legge del 1992 lo ha ufficialmente bandito, si è capito che per liberarsi dell’amianto non bastano le campagne di sensibilizzazione sui pericoli per la salute connessi a improvvide azioni (se l’amianto non resta in matrice compatta e viene deteriorato con azioni meccaniche improprie, disperde le fibre) di rimozione. La sensibilizzazione funziona se c’è un incentivo o un aiuto economico, visti i perduranti alti costi di bonifica e smaltimento. La Provincia Bat ha previsto che, per ciascun intervento proposto e approvato, si possa ottenere fino a 5mila euro di contributo. «Noi aiutiamo i cittadini a sostenere le spese - dice Vito Bruno - dirigente del settore Ambiente e area Legale della Provincia Bat - e loro, attraverso le autodenunce, ci aiutano a completare il censimento a terra dei tanti manufatti (caditoie, tettoie in eternit, vasconi di raccolta dell’acqua, coibentazione di vani caldaia) ancora esistenti. Sono proprio le situazioni di microamianto le più difficili da individuare». Ed è la pervasività dell’amianto (secondo il Cnr ancora 32 milioni di tonnellate da smaltire in tutta Italia), contenuto in passato in numerosi oggetti di uso comune - dalle resistenze dei ferri da stiro a quelle degli asciugacapelli, a preoccupare persino più delle grandi discariche.

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