Martedì 22 Gennaio 2019 | 08:59

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Caos Tasi, a Bari in fila anche chi non pagherà

di NINNI PERCHIAZZI
BARI - Tasi per le case popolari, sono circa tredicimila le famiglie baresi nel caos a causa della burocrazia killer. Così anche per non pagare bisognerà sorbirsi code, disagi e perdite di tempo. Il calcolo (e nella maggioranza dei casi l’esenzione) del tributo sui servizi comunali indivisibili si sta rivelando un vero e proprio rebus. In molti casi gli assegnatari di case dello Iacp non sono in possesso dei dati della rendita catastale
Caos Tasi, a Bari in fila anche chi non pagherà
di Ninni Perchiazzi

BARI - Tasi per le case popolari, sono circa tredicimila le famiglie baresi nel caos a causa della burocrazia killer. Così anche per non pagare bisognerà sorbirsi code, disagi e perdite di tempo. Il calcolo (e nella maggioranza dei casi l’esenzione) del tributo sui servizi comunali indivisibili si sta rivelando un vero e proprio rebus. I problemi sono soprattutto di carattere organizzativo, poiché in molti casi gli assegnatari di case dello Iacp non sono in possesso dei dati della rendita catastale, che possono essere richiesti presso gli stessi uffici ex Iacp e nelle sedi dei sindacati (Sunia e Sicet). Ma non tutti. Infatti, circa il 20% delle case non è stata ancora accatastata.

«Abbiamo dato ai sindacati il dischetto con tutti i dati catastali - rivela Sabino Lupelli, direttore Arca (ex Iacp) -, che si possono ottenere anche presso i nostri uffici. Purtroppo ci manca circa un quinto dei dati, che si riferiscono a patrimoni che lo Stato ha trasferito negli anni al nostro istituto, ma privi di dati», dice ancora, per poi spiegare che da gennaio partirà il progetto concordato con Formedil mirato a completare in un paio di mesi la registrazione dei riferimenti catastali mancanti. «Per chi è in tali condizioni, si dovrà far ricorso alla rendita presunta», specifica Lupelli.

La tassa sui servizi comunali indivisibili - pubblica illuminazione, manutenzione strade, anagrafe, polizia municipale, asili nido - si applica anche all’ex l’Iacp (ora Arca) per i beni immobiliari di sua proprietà, fissata dal consiglio comunale con l’aliquota spinta al massimo (3,3 per mille) consentito dalla legge. L’ex Iacp paga il 90% dell’importo, mentre agli inquilini toccherebbe il restante 10%, importo assorbito da esenzione (fino a 10mila euro di reddito Isee) e agevolazioni (100 euro di sconto per i nuclei familiari con reddito tra 10mila e 15mila euro di reddito Isee).

Tutto nasce dal fatto che il versamento dell’importo dovuto va effettuato in autoliquidazione, senza che il Comune invii bollettini precompilati, al pari della richiesta di esenzione (o agevolazione) da fare per tramite dei Caf anche in virtù della determinazione del reddito Isee. Dal Sunia, però, dove ufficio e centralino sono stati presi d’assalto, fanno sapere che ci sono problemi col programma web del Comune: in pratica sembra che non sia possibile individuare la particella relativa al singolo appartamento, perché il software non lo prevede, quindi l’inquilino sia che debba pagare sia che debba comunicare l’esenzione è costretto ad adoperarsi di persona.

Ma che succede se si rientra nella fascia di quel 20% «fantasma» per i registri catastali? Occorre dichiarare una rendita presunta. Ed anche in questo caso occorre recarsi di persona a palazzo dell’Economia. Insomma un bel pastrocchio, che forse si poteva evitare di scaricare addosso ai cittadini.

Difatti, l’ufficio tributi del Comune ha rassicurato (dalle colonne della Gazzetta) gli assegnatari degli alloggi popolari Iacp che salvo sparuti casi non avrebbero dovuto versare la Tasi. In particolare, indipendentemente dal reddito, non dovrebbero essere obbligati a pagare tutti gli inquilini di alloggi ex Iacp con rendita catastale sino a 215 euro, rendita che determina un tributo Tasi di 11,91 euro, inferiore all’importo minimo previsto (12 euro) che determina l’obbligo di pagamento. Invece, per tutti gli inquilini di alloggi con rendita catastale maggiore di 215 euro sono valide le agevolazioni (esenzione o detrazioni), purchè abbiano un reddito Isee inferiore a 15mila euro.

Solo una residuale parte di inquilini è tenuta al versamento della Tasi, il cui contributo oscillerà mediamente tra 35 e 60 euro. Si tratterà di assegnatari di alloggi popolari aventi reddito Irpef di importo tale che, in assenza di situazioni di disagio economico e familiare, non fruirà di abbattimenti ai fini del reddito Isee. L’esenzione dal pagamento, invece, è espressamente stabilita per tutti gli immobili di proprietà comunale.

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