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Genitore 1 e genitore 2 il no di Cacucci e Santoro al Comune di Bari Divorzio allo sportello test a partire dal 18

BARI - Monsignor Francesco Cacucci (nella foto col direttore della Gazzetta Giuseppe De Tomaso), che cosa direbbe papa Bergoglio dell’iniziativa del Comune di Bari di ridenominare, per le iscrizioni dei bimbi all’asilo, «genitore uno» e «genitore due» il padre e la madre? L’arcivescovo di Bari-Bitonto: «Sono strabiliato per il fatto che si continui a intendere un figlio come un diritto. Si vuole negare il fatto che il figlio è un dono»
Genitore 1 e genitore 2 il no di Cacucci e Santoro al Comune di Bari Divorzio allo sportello test a partire dal 18
BARI - Monsignor Francesco Cacucci, che cosa direbbe papa Bergoglio dell’iniziativa del Comune di Bari di ridenominare, per le iscrizioni dei bimbi all’asilo, «genitore uno» e «genitore due» il padre e la madre?

L’arcivescovo di Bari-Bitonto non si tira indietro. Anzi. Risponde senza se e senza ma. «Sono strabiliato per il fatto che si continui a intendere un figlio come un diritto. Si vuole negare il fatto che il figlio è un dono. Tutto ciò dipende da un errore antropologico, quello di assolutizzare i diritti individuali e separarli dalla vera natura della maternità e della paternità».

In sala scatta l’applauso. Interviene monsignor Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto: «Condivido l’osservazione di monsignor Cacucci, la vita è un dono, la sacralità della vita è il fondamento del pensiero cristiano».

La parentesi sulla nuova terminologia «istituzionale» che tende ad archiviare termini nati con l’umanità arriva durante il dibattito, moderato da Giuseppe De Tomaso, direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, sul libro «La forza del fascino cristiano. Il contributo di un testimone della Conferenza di Aparecida» (Libreria Editrice Vaticana, 157 pagine, 13 euro), scritto da don Filippo Santoro. Il volume racconta la Conferenza sudamericana di Aparecida (Brasile), svoltasi nel 2007, che vide come presidente della commissione di redazione del documento finale l’allora cardinale Bergoglio. Il «libro - osserva Santoro - approfondisce il tema della bellezza, per arrivare a Dio, infatti, è necessario un cammino, quello della bellezza, con il quale il Signore ci attrae. Papa Francesco ha detto più volte che la diffusione del cristanesimo avviene per attrazione e non per proselitismo, frase che papa Benedetto XVI disse all’apertura della Conferenza di Aparecida».

De Tomaso porta il discorso sulla teologia della liberazione, di cui - spiega Santoro - la Conferenza di Aparecida costituisce il superamento della vis ideologica. Ma Bergoglio, dice De Tomaso, è più portato di Ratzinger a privilegiare la questione sociale. «Non è vero - osserva Cacucci - che Ratzinger avesse sottovalutato la questione sociale. L’enciclica Caritas in Veritate rappresenta un documento straordinario, pubblicato mentre la crisi finanziaria era appena scoppiata. L’economia del dono, della gratuità, teorizzata nell’enciclica costituisce una prospettiva oltre che una sfida per gli anni avvenire. La differenza più marcata tra i due Papi riguarda la loro predisposizione al governo, meno accentuata in Benedetto XVI».

La Chiesa di Bergoglio, domanda De Tomaso, è molto severa nei confronti del mercato, ma lo Stato, come dimostrano le cronache di tutti giorni, non brilla per efficienza e moralità. Lo stesso siderurgico di Taranto ne costituisce la dimostrazione. La proprietà pubblica, precedente all’arrivo di Riva, non aveva prestato grande attenzione all’ambiente. Anzi.

Cacucci esalta il ruolo energico di Santoro in tutte le vicende tarantine e sottolinea come l’errore di fondo sullo Jonio sia stato quello di abbandonare l’argicoltura, errore non commesso nel Barese.

Santoro non attribuisce allo Stato virtù salvifiche, semmai di stimolo e di mediazione. L’arcivescovo di Taranto auspica uno Stato che agisca in nome della sussidiarietà, che non significa nazionalizzazione sic et simpliciter. Lo Stato, dice, non può stare fermo, anche se Don Luigi Sturzo (citato da De Tomaso) non si faceva troppe illusioni sulle capacità della mano pubblica. Lo Stato deve favorire la soluzione di un problema, a Taranto, che rischia di diventare esplosivo. Non può non intervenire.

In fondo è la lezione di Aparecida, che vide Santoro come testimone partecipe della Conferenza: quella della saldatura tra Stato e società, tra Chiesa istituzionale e Chiesa popolare.

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