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Anticipò 20mila euro ex parlamentare chiede i danni alla «Margherita»

di GIOVANNI LONGO
BARI - Nell’anno in cui l’allora tesoriere della Margherita Luigi Lusi avrebbe iniziato una vera e propria opera di spoliazione del patrimonio del partito, l’allora coordinatore barese del movimento, l’onorevole Giusy Servodio, scriveva a Roma per chiedere la restituzione di quanto lei aveva anticipato di tasca sua. A favore del partito. Ventimila euro versati nel 2007 e sino ad oggi - lamenta - non ancora restituiti. Così la ex parlamentare ha citato l’assemblea federale «Democrazia e Libertà La Margherita», ora in liquidazione
Anticipò 20mila euro ex parlamentare chiede i danni alla «Margherita»
di Giovanni Longo

BARI - Nell’anno in cui l’allora tesoriere della Margherita Luigi Lusi avrebbe iniziato una vera e propria opera di spoliazione del patrimonio del partito, l’allora coordinatore barese del movimento, l’onorevole Giusy Servodio, scriveva a Roma per chiedere la restituzione di quanto lei aveva anticipato di tasca sua. A favore del partito. Ventimila euro versati nel 2007 e sino ad oggi - lamenta - non ancora restituiti. Così la ex parlamentare ha citato l’assemblea federale «Democrazia e Libertà La Margherita», ora in liquidazione.

Ieri il processo è stato discusso davanti al giudice Michele De Palma della seconda sezione civile. Da un lato Servodio, dall’altro il presidente del Collegio dei liquidatori, legale rappresentante di ciò che resta del partito, giunto da Roma per l’interrogatorio formale. L’ex parlamentare insiste: che quelle somme le siano restituite. Ma la controparte sostiene che i contributi venivano elargiti a livello regionale. E di qui riassegnati a livello locale. Che qualcosa si sia persa per strada? Non è dato saperlo. Se sì, chi paga?

Servodio (siamo a cavallo tra il 2006 e il 2007), anticipa 5mila euro per pagare la sede barese del movimento. Altri 15mila sfumano tra inviti, schede elettorali, lettere per convocare regolarmente il Congresso, affitto di una sala dell’albergo cittadino, urne, tabelloni e materiale per la cancelleria. C’è da allestire dieci seggi. Cosa non si fa per la politica. Per la cronaca su 8mila iscritti alla Margherita di Bari parteciparono al voto 3.181 associati (pari a quasi il 40%). L’area Rutelli-Marini elesse 15 delegati esprimendo complessivamente 1.726 voti (di cui 7 delegati facenti capo alla Servodio). Invece 9 delegati andarono all’area Letta, frutto di 1.271 voti. Ma questa è un’altra storia.

In politica, si sa, c’è qualcuno che chi guadagna. E qualcuno che finisce con il rimetterci. Dopo lettere, resoconti e documenti su quelle spese anticipate e mai restituite, Servodio ha citato in giudizio ciò che resta (poco) del partito di Rutelli.

Con tutto quello che si è saputo successivamente sul modo in cui, secondo la Procura di Roma, sarebbe stato gestito il patrimonio del partito al livello nazionale, è facile comprendere, oggi, come qualche missiva fosse rimasta senza risposta. Comprese quelle inviate da Servodio. Avvisaglie, forse, di quello che sarebbe accaduto di lì a breve. Il 2007, infatti, è l’anno in cui si tiene l’ultimo congresso che segna la confluenza in un nuovo partito: il Pd . Cessa l’attività politica della Margherita e rimane in piedi solo una «assemblea federale», adesso in liquidazione. Ma se un partito muore, i rapporti giuridici non posso estinguersi. Tra questi c’è anche il credito vantato dalla stessa Servodio nei confronti del suo ex partito.

«Sotto il profilo giuridico - osserva l’avvocato Fabio Campese, che assiste l’ex parlamentare - c’è da chiedersi se, una volta sciolto il partito, le richieste di allora, anche se dovevano essere indirizzate alle articolazioni territoriali dell’Associazione, possano esser oggi indirizzate al Collegio dei liquidatori, essendo venuti meno tutti gli organi dell’associazione. Io sono di questa idea». L’ultimo dei pensieri per qualcuno. Una questione di principio per Servodio.

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