Giovedì 17 Gennaio 2019 | 18:28

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Un amico denuncia «Nel in Cie di Bari rinchiuso un italiano»

BARI – Si chiama Emra, ha 22 anni, è nato in Italia da genitori di origini serbe, vive a San Donà del Piave (Venezia) ma da una settimana è rinchiuso nel Centro identificazione ed espulsione (Cie) di Bari. "Emra, essendo nato in Italia da genitori serbi – spiega il suo avvocato – da quando ha compiuto 18 anni ha dovuto richiedere un permesso di soggiorno che gli è stato regolarmente rilasciato ogni anno fino al 2013 quando la questura ha deciso di non rinnovare il suo permesso di soggiorno per motivi di famiglia, che ora dovremo capire bene cosa sono"
Un amico denuncia «Nel in Cie di Bari rinchiuso un italiano»
BARI– Si chiama Emra, ha 22 anni, è nato in Italia da genitori di origini serbe, vive a San Donà del Piave (Venezia) ma da una settimana è rinchiuso nel Centro identificazione ed espulsione (Cie) di Bari su disposizione, spiega il suo avvocato Uljana Gazidede, della prefettura di Venezia "che ha dichiarato il falso e prodotto documenti falsi". "Emra, essendo nato in Italia da genitori serbi – spiega il suo avvocato – da quando ha compiuto 18 anni ha dovuto richiedere un permesso di soggiorno che gli è stato regolarmente rilasciato ogni anno fino al 2013 quando la questura ha deciso di non rinnovare il suo permesso di soggiorno per motivi di famiglia, che ora dovremo capire bene cosa sono".

Una settimana fa, racconta Denis Mazzon, l’amico di Emra che ha denunciato l’accaduto, "veniamo fermati dalle forze dell’ordine per un controllo e portati in caserma dove a Emra viene ricordato che c'è un decreto di espulsione nei suoi confronti". "Nessuno – sottolinea l’avvocato – gli ha spiegato che avrebbe potuto essere naturalizzato in quanto nato in Italia, a Napoli; o che avrebbe potuto dimostrare di essere apolide, poichè i suoi genitori sono della ex Jugoslavia che ora non esiste più. Invece gli è stato contestato l’ingresso clandestino in Italia, è stato dichiarato che è nato in Serbia, è gli è stato attribuito un passaporto vecchissimo di sua madre: tutte bugie". "Siamo di fronte – sottolinea l’avvocato – a un soggetto inespellibile, che oltretutto ha un ritardo mentale medio certificato". "Non sta bene – sottolinea Denis – e nel Centro di Bari tutti lo chiamano il veneziano, a dimostrazione del fatto che lui è italiano".

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