Martedì 22 Gennaio 2019 | 17:55

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Palazzina S. Chiara Consiglio di Stato «Lavori proseguano»

BARI - I giudici amministrativi di appello hanno confermato la decisione del Tar sulla realizzazione della palazzina del Genio civile di fronte al Castello Svevo di Bari, per la quale si era opposta anche l'attuale amministrazione comunale. Il cantiere, dunque, può proseguire
Palazzina S. Chiara Consiglio di Stato «Lavori proseguano»
NINNI PERCHIAZZI
BARI -Uffici del Genio civile a Santa Chiara, il Consiglio di Stato boccia le associazioni e i movimenti cittadini (ben 37) - ma anche Comune di Bari e Regione Puglia (costituitisi in giudizio) - scesi in campo per tutelare ambiente e patrimonio storico.

Palazzo Spada ha confermato la decisione del Tribunale amministrativo regionale, rigettando la richiesta di sospensiva dei lavori che prevedono la costruzione di una palazzina all’interno dell’area portuale ad opera del Provveditorato alle Opere pubbliche.

I cantieri, quindi, restano aperti, mentre è ancora pendente il giudizio di merito sulla legittimità della stessa costruzione, peraltro autorizzata dalla Soprintendenza per i Beni storici, artistici ed etnoantropologici della Puglia. L’edificio alto tre piani fuori terra (12 metri per circa 10mila metri cubi) è destinato ad ospitare gli uffici del Genio civile ed è situata in un’area a verde distante circa 150 metri dallo storico Castello Svevo della Città vecchia, mentre il mare è ben più vicino.

«I ricorrenti non subiscono alcun danno»: sembra essere questo il concetto a base della decisione del Consiglio di Stato, che lascia l’amaro in bocca a chi s’è impegnato a tutela dell’ambiente e del patrimonio storico barese. «Esprimo indignazione e un profondo dissenso. «Il Consiglio di Stato, totalmente incurante di quell’ampia sfera dei diritti ambientali che vanno tutelati, come afferma la nostra Costituzione all’art. 9 dove nel secondo comma attesta che “la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”», afferma Carlo Paolini, presidente de «L’Arca Centro di iniziativa democratica».

L’ex consigliere comunale, con le altre realtà civiche baresi, è impegnato nella protesta contro il modus operandi del Provveditorato alle Opere pubbliche, che lo stesso sindaco Antonio Decaro, nel corso della disputa in corso da qualche mese, ha tacciato di «arroganza istituzionale».

«Si voleva fermare la costruzione di un edificio all’interno di una zona sottoposta a vincolo ambientale per la tutela monumentale del Castello svevo», aggiunge.

«Ancora una volta organi dello Stato, in cui tutti dovremmo riconoscerci, hanno optato per la tutela di interessi particolari, in barba ai diritti ambientali. I ricorrenti hanno il torto di aver dato voce a quel territorio barese continuamente aggredito da logiche affaristiche. Purtroppo questa volta sono alcune Istituzioni pubbliche che hanno violato uno spazio e un territorio che meritano ben altra considerazione! C’è solo da dire indignati: vergogna», conclude.

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