Mercoledì 23 Gennaio 2019 | 04:10

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Università di Bari Così si aggira il codice etico

di MASSIMILIANO SCAGLIARINI
BARI - Prima hanno faticosamente stabilito un principio. Questo: chi ha moglie o marito nello stesso dipartimento non può diventare professore. Poi hanno trovato il modo di aggirarlo. Era prevedibile, lo dicevano tutti, e infatti sta per accadere. Ad appena 18 giorni dall’approvazione del codice etico, l’Università di Bari darà a tutti una magnifica dimostrazione di italianità: le regole ci sono per essere eluse
Università di Bari Così si aggira il codice etico
di MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - Prima hanno faticosamente stabilito un principio. Questo: chi ha moglie o marito nello stesso dipartimento non può diventare professore. Poi hanno trovato il modo di aggirarlo. Era prevedibile, lo dicevano tutti, e infatti sta per accadere. Ad appena 18 giorni dall’approvazione del codice etico, sei ore di discussione per far trionfare il buon senso, l’Università di Bari darà a tutti una magnifica dimostrazione di italianità: le regole ci sono per essere eluse. Martedì la seduta di consiglio del dipartimento di Lettere, Lingue, Arti, Italianistica e Culture comparate (Lelia) avrà al nono punto all’ordine del giorno la richiesta di mobilità, verso il dipartimento di Scienze dell’antichità e del tardoantico, del professor Davide Canfora, uno tra i più giovani ordinari d’Italia, docente di Filologia italiana e figlio d’arte: suo padre Luciano, intellettuale finissimo, è studioso e saggista di fama mondiale.

Ma perché il professor Canfora junior decide di tornare nel dipartimento in cui suo padre è professore emerito ed in cui ha insegnato anche sua madre, Renata Roncali, altra eccellente antichista? Non si sa, né lui intende rivelarlo: «Non mi sembra un argomento interessante su cui soffermarsi - dice, un po’ sorpreso per la domanda, contattato al telefono - e ora scusi, sto guidando, magari ci sentiamo più tardi».

C’è però una coincidenza che merita di essere raccontata. Tra i 31 nuovi posti da professore associato che stanno per essere banditi, due afferiscono al dipartimento Lelia: uno andrà a Letteratura francese, l’altro a Letteratura italiana, settori disciplinari che peraltro non appaiono scoperti. Ebbene, tra i ricercatori confermati del dipartimento in possesso di abilitazione nazionale c’è Stella Maria Castellaneta, docente di Letteratura italiana. Stella Maria Castellaneta è la moglie di Davide Canfora. Se il professor Canfora junior rimanesse lì dov’è, la professoressa Castellaneta non potrebbe partecipare all’imminente concorso per associato: dal 30 ottobre lo vieta il codice etico, e lo vieta di conseguenza il nuovo regolamento per il reclutamento che proibisce «parenti e affini» fino al quarto grado e anche mariti e mogli.
Ma basta un cambio di dipartimento, ed ecco che il codice etico non vale più: peraltro, a concorso espletato, nulla vieta di tornare al punto di partenza. Ed è tutto perfettamente lecito: nessuno vieta a un docente di spostarsi dove più lo aggradi, previo parere positivo del dipartimento.

Chi conosce l’università barese spiega che questo caso non sarà l’unico. Perché, laddove tecnicamente possibile, nelle prossime settimane avverranno molti trasferimenti per aggirare il dettato del codice etico. Sei mesi di sacrifici, un anno al massimo, poi si torna al punto di partenza. Come al gioco dell’oca.
Il problema dei coniugi era scoppiato a fine ottobre, con una lettera del garante del codice etico, il professor Ugo Villani: in vista degli imminenti concorsi per 31 posti da associato (e degli altri 60-70 che arriveranno nei prossimi 6 mesi), Villani aveva invitato i colleghi a dare una interpretazione «costituzionalmente orientata» dei divieti posti dalla legge Gelmini. Che parlano di parenti o affini fino al quarto grado, ma nulla dicono su mogli e mariti. Alla fine, a fronte del clamore mediatico della vicenda (moglie e marito sono parenti?), l’Università di Bari ha dovuto abbozzare. Ma tanto, se la montagna non va da Maometto...

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