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Inchiesta escort Berlusconi e Lavitola davanti al gup di Bari

BARI – L’ex premier Silvio Berlusconi e l’ex direttore de L'Avanti Valter Lavitola saranno dinanzi al presidente della sezione gup del tribunale di Bari per l’udienza preliminare. I due imputati, nessuno dei quali parteciperà all’udienza, sono accusati di aver indotto Gianpaolo Tarantini a rendere dichiarazioni reticenti e mendaci alla procura barese durante i suoi interrogatori (del 29 e 31 luglio 2009) nell’inchiesta barese sulle 26 tra donne ed escort che l’imprenditore barese portò tra il 2008 e il 2009 nelle residenze del Cav
Inchiesta escort Berlusconi e Lavitola davanti al gup di Bari
BARI– Induzione a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria: sono accusati di questo reato, punito con una pena compresa tra i due e i sei anni di reclusione, l’ex premier Silvio Berlusconi e l’ex direttore de L'Avanti Valter Lavitola per i quali domani, dinanzi al presidente della sezione gup del tribunale di Bari Anna Rosa Depalo, comincerà l’udienza preliminare. I due imputati, nessuno dei quali parteciperà all’udienza, sono accusati di aver indotto Gianpaolo Tarantini a rendere dichiarazioni reticenti e mendaci alla procura barese durante i suoi interrogatori (del 29 e 31 luglio 2009) nell’inchiesta barese sulle 26 tra donne ed escort che l’imprenditore barese portò tra il 2008 e il 2009 nelle residenze del Cav.

In cambio delle bugie dette da Tarantini sul fatto che Berlusconi ignorasse che si trattava di prestazioni sessuali 'mercenariè, 'Gianpì – secondo l’accusa – tra l’estate 2010 e l'agosto 2011, ricevette da Berlusconi, tramite Lavitola o la sua segretaria o il suo maggiordomo, circa 20mila euro al mese; gli furono poi messi a disposizione, tramite il faccendiere Lavitola, su un conto di una banca uruguaiana 500mila euro (solo in parte incassati da 'Gianpì), gli furono pagate le spese legali per l’inchiesta 'escort' in corso a Bari, l’affitto di un appartamento nel rione 'Pariolì di Roma e gli fu procurato un lavoro fittizio per giustificare l’elevato tenore di vita dell’imprenditore. Sia la ricostruzione dei fatti sia la sussistenza del reato sono stati confermati in sede cautelare dai Tribunali del Riesame di Napoli (che inviò a Bari gli atti per competenza territoriale) e del capoluogo pugliese.

In sostanza, secondo il procuratore aggiunto Pasquale Drago, sin dal principio dello scandalo 'escort', esploso con le rivelazioni della escort barese Patrizia D’Addario, Tarantini tenne dinanzi ai magistrati baresi una condotta processuale volta a tenere il più possibile indenne Berlusconi dai danni alla sua immagine pubblica di capo del governo derivanti dalla divulgazione dei risvolti più eclatanti dell’inchiesta in corso nel capoluogo pugliese. In cambio, il Cavaliere si fece carico dal punto di vista economico della 'situazionè Tarantini utilizzando Lavitola come intermediario e interlocutore privilegiato.

Interrogato a Bari nel maggio 2013, Berlusconi ammise di aver fatto recapitare danaro a Tarantini: "Io ho sempre avuto il piacere di dare a chi avesse bisogno, per me una donazione di qualche migliaio di euro era assolutamente nulla". Infatti, al Cavaliere quei regali non pesavano. "Mi hanno condannato a pagare – diceva – tre milioni e 200mila euro a mia moglie al mese, cioè 100mila euro al giorno, cioè capisce – diceva al pm Drago – che 5mila euro sono 20 minuti di pagamento, meno di 20 minuti a mia moglie".

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