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Sanità, Emiliano attacca Vendola «Giostra medievale» Nichi: non entro nel ring

di BEPI MARTELLOTTA
BARI - «Speravo che le primarie non interferissero in maniera così molesta con l’attività di governo». Nichi Vendola allarga le braccia e scuote la testa dinanzi alla pioggia di contumelie, accuse, dimissioni e denunce che volano tra candidati e non alle primarie del centrosinistra. E si sfoga con i cronisti, registrando con rabbia, il piglio «rivoluzionario» assunto dal più probabile dei suoi successori, il segretario Pd Michele Emiliano. Il quale non c’è giorno che passi che non annunci un radicale cambiamento di rotta, a cominciare dalla sanità
Sanità, Emiliano attacca Vendola «Giostra medievale» Nichi: non entro nel ring
di BEPI MARTELLOTTA

BARI - «Speravo che le primarie non interferissero in maniera così molesta con l’attività di governo». Nichi Vendola allarga le braccia e scuote la testa dinanzi alla pioggia di contumelie, accuse, dimissioni e denunce che volano tra candidati e non alle primarie del centrosinistra. E si sfoga con i cronisti, registrando con rabbia, il piglio «rivoluzionario» assunto dal più probabile dei suoi successori, il segretario Pd Michele Emiliano. Il quale non c’è giorno che passi che non annunci un radicale cambiamento di rotta, a cominciare dalla sanità. E ci pensa Dario Stefàno, candidato di Sel alle primarie, a ri-postare su facebook le frasi pronunciate da Emiliano a Andria («La sanità, nonostante un anno di assessorato affidato ad Elena Gentile, è un disastro in Puglia e purtroppo questo disastro andrà rimediato negli anni prossimi. Bisogna riconoscerlo. L'assessorato alle politiche della salute è stato nelle mani del Pd solo nell'ultimo anno proprio con la Gentile ed ora con Pentassuglia. Prima è stato tutto di Vendola che, prima con Tedesco e poi con Fiore, ha gestito la sanità. La responsabilità di questa situazione è esclusivamente di Vendola»).

«Non ho il tempo di partecipare a questa specie di giostra medievale fatta di polemiche. Mi devo occupare ancora per qualche mese - scandisce Vendola - di dare risposte ai cittadini pugliesi, che come tutti in Italia stanno soffrendo effetti della crisi. Speriamo che la campagna elettorale non si mangi, da parte di tutti, il senso di responsabilità: per me ogni giorno il problema è rispondere ai cittadini piuttosto che ai partiti. E credo che i cittadini abbiano il voltastomaco nei confronti della politica quando è rissa, gossip, diffamazione, polemiche di pessimo livello».

Stefàno, invece, si rivolge direttamente al segretario Pd: «Ricordo che Michele è stato in questa regione segretario del Pd dal 2007 al 2009; presidente del Pd dal 2009 al 2014; dal 2014 nuovamente segretario regionale; che Alberto Tedesco - da cui lui oggi prende le distanze - è stato eletto eletto senatore del Pd nel 2009 (oltre ad essere stato suo sostenitore sia nel 2004 che nel 2009 alle amministrative a Bari). Non è stato un cittadino qualunque. Il giudizio su questo decennio possiamo esprimerlo, noi che ne siamo stati protagonisti, puntando il dito sugli altri, o guardandoci alla specchio. Bisogna avere buona memoria per mantenere le promesse. Chi dimostra il contrario è destinato a disattenderle». «Trovo sconcertante - gli fa eco il coordinatore regionale di Sel, Gano Cataldo - che Emiliano oscilli fra l'adesione al governo Vendola (quando gli serve per blandire, ad esempio, Elena Gentile) e il rifiuto totale e distruttivo dell'esperienza di 10 anni. Dal 2007 ad oggi Emiliano ha avuto ruolo di guida del Pd regionale e il Pd ha guidato la sanità in Puglia per complessivi 7 anni su 10. Avevamo ereditato un sistema in deficit, oggi è in attivo; avevamo ereditato una regione in cui ancora si facevano viaggi della speranza e oggi quasi non accade più; una regione in cui mancavano i macchinari come le Pet Tac, oggi ce ne sono 6 pubbliche. Fa specie che Emiliano in tutti questi anni sia stato in silenzio e oggi sproloqui. Non lo abbiamo mai sentito parlare quando il governo Berlusconi prima e il governo Monti poi, massacravano i cittadini pugliesi con assurdi e ingiustificati piani di rientro e blocco totale del turn over. Non parlava, forse, perché in quei momenti aveva interessi di partito a cui sottostare? E oggi? A quali interessi risponde?».

Guglielmo Minervini, le cui accuse hanno provocato le dimissioni del coordinatore della segreteria Pd (nonché uomo di fiducia di Emiliano), Procacci, intanto non molla la presa. E posta di nuovo su facebook la sua indignazione per quella telefonata intercettata col prof. Loiodice per conto del figlio: «Caro Giovanni mi spiace che tu l'abbia messa sul piano personale o che l'abbia inquadrata con le categorie improprie del rancore. Ho cercato solo di dare nome a uno stato d'animo diffuso tra tantissimi giovani e famiglie, intriso di indignazione e talvolta anche di rabbia».

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