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Fondi Ue, 3,5 miliardi vanno agli sgravi sui neo-assunti Puglia tra le più penalizzate

di BEPI MARTELLOTTA
BARI - Tre miliardi di euro in tre anni, da destinare a copertura degli sgravi sui nuovi assunti, più un altro mezzo miliardo che era destinato alla spesa svincolata dal Patto di Stabilità. Eccolo il «bottino» che il ministro dell’Economia, Piercarlo Padoan, ha messo sul piatto della commissione europea per ottenere la benedizione alla legge di Stabilità. Peccato che quei fondi erano destinati al co-finanziamento delle risorse comunitarie che le Regioni, entro fine 2015, sono chiamate ad utilizzare
Fondi Ue, 3,5 miliardi vanno agli sgravi sui neo-assunti Puglia tra le più penalizzate
di Bepi Martellotta

BARI - Tre miliardi di euro in tre anni, da destinare a copertura degli sgravi sui nuovi assunti, più un altro mezzo miliardo che era destinato alla spesa svincolata dal Patto di Stabilità. Eccolo il «bottino» che il ministro dell’Economia, Piercarlo Padoan, ha messo sul piatto della commissione europea per ottenere la benedizione alla legge di Stabilità. Peccato che quei fondi erano destinati al co-finanziamento delle risorse comunitarie che le Regioni, entro fine 2015, sono chiamate ad utilizzare. E peccato che, tra Regioni più o meno in ritardo nella spesa comunitaria (saltata la soglia del 31 dicembre 2015, se non utilizzate vanno in disimpegno), ve ne siano alcune come la Puglia che di quel mezzo miliardo svincolato ne avrebbero bisogno come il pane, per aprire cantieri e, appunto, creare occupazione.

La patata bollente, all’esame delle commissioni parlamentari, ora rischia davvero di esplodere. Ed è il presidente della Bilancio, Francesco Boccia, ad accendere la miccia, in parallelo alle denunce bipartisan lanciate invano in questi giorni (in testa il deputato FI Rocco Palese): si tratta - dice - di un vero e proprio scippo ai danni del Sud. Il perché è presto detto: si tratta di risorse previste dal Piano di Azione e coesione, concepito nel 2011 dal ministro Fitto e poi implementato dal successore Barca, per la larga parte destinate al Mezzogiorno.

Nel mirino, dunque, l’articolo 12 del disegno di legge varato dal governo, quello appunto che prevede lo stanziamento di 1 miliardo l’anno per il 2015-2017 da destinare a copertura degli sgravi sui nuovi assunti (8.060 euro per un massimo di 36 mesi). Come? Prelevando le quote nella disponibilità del Piano, che prevedeva una riprogrammazione di tutte le risorse rimaste inutilizzate in modo da evitarne il disimpegno. Il tutto utilizzando un criterio che la legge di Stabilità 2012 aveva già individuato nell’art. 23: la possibilità di utilizzare parte del Fondo di rotazione per l’attuazione delle politiche comunitarie (istituito dalla legge 183 del 1987) per interventi di sviluppo socio-economico concordati tra lo Stato italiano e la Commissione europea nell’ambito della revisione dei programmi comunitari 2007-2013. Ed ecco che il cerchio si chiude: sì dall’Europa e addio ai co-finanziamenti. Con un punto di domanda che, secondo Boccia, è gigantesco: dove si faranno queste assunzioni, se non nelle Regioni del Nord dove un briciolo di economia ancora gira? E quando, a questo punto, il Sud potrà avere piena titolarità delle risorse comunitarie, visto che lo stesso governo Renzi ha già varato la riduzione dal 50 al 25% dei co-finanziamenti per le Regioni in ritardo (Puglia e Basilicata escluse)? Soprattutto: quando le Regioni, Puglia in testa, si faranno sentire nel chiedere conto al governo di quanto sta accadendo sui tavoli di Roma e Bruxelles?

Da non sottovalutare anche quanto stabilisce, all’art. 12, il decreto Sblocca-Italia: assegna al presidente del Consiglio - fatto salvo il principio della territorialità - la facoltà di proporre al Cipe il de-finanziamento e la riprogrammazione delle risorse non impegnate dalle Regioni, utilizzando appunto i fondo nazionali per le politiche di coesione. Considerato che l’ultimo monitoraggio sulla spesa Ue (30 giugno 2014) certifica che ci sono da spendere ancora 20 miliardi entro il 31 dicembre 2015 e che, sul Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), perfino una regione virtuosa come la Puglia (59,6%) ha ancora 1,8 miliardi da spendere, è facile immaginare cosa potrebbe accadere.

«Avevo lanciato in tempi non sospetti il monito: riducendo il co-finanziamento dello Stato si sarebbe ridotto il monte dei fondi disponibili nel Piano di azione e coesione - spiega Boccia - e a rimetterci sarebbe stato soprattutto il Sud, cui quella riprogrammazione era destinata. L’obiettivo di Fitto e Barca era proprio quello di concentrare 12 miliardi di euro su interventi nel Sud a forte impatto macroeconomico, come chiede l’Europa. Ora si estende quel principio a tutta Italia, il Sud paga il ritardo collettivo perdendo i finanziamenti e chissà se mai riuscirà a fare nuove assunzioni».

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