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«Francesco Padre» va sul grande schermo Il 4 a Molfetta il corto

BARI - Esattamente vent'anni fa, nella notte fra il 3 e il 4 novembre, cinque uomini perdevano la vita nelle acque dell’Adriatico inabissandosi durante una battuta di pesca. Una tragedia oscura, omaggiata da un iniziale interesse mediatico e poi condannata lentamente a deflagrare nel limbo della dimenticanza. Il 4 novembre, negli spazi della chiesa Madonna della Rosa di Molfetta, serata commemorativa (inizio alle ore 19) che vedrà la proiezione del cortometraggio «Francesco Padre», firmato dalla regista Donatella Altieri
«Francesco Padre» va sul grande schermo Il 4 a Molfetta il corto
BARI - Esattamente vent'anni fa, nella notte fra il 3 e il 4 novembre, cinque uomini perdevano la vita nelle acque dell’Adriatico inabissandosi durante una battuta di pesca. Una tragedia oscura, omaggiata da un iniziale interesse mediatico e poi condannata lentamente a deflagrare nel limbo della dimenticanza. Oggi del «Francesco Padre ML990» - il peschereccio che ospitava al suo interno il comandante Giovanni Pansini, Luigi De Giglio, Saverio Gadaleta, Francesco Zaza, Mario De Nicolo e il cane Leone - nessuno sa quasi più nulla e sul dramma, passato alla storia come l’Ustica di Molfetta, i riflettori sembrano definitivamente spenti.

«Ma noi non ci siamo mai arresi – spiega Maria Pansini, figlia di Giovanni – ed oggi attendiamo ancora di ottenere giustizia per quanto accadde quella notte. La Procura di Trani ha riaperto il caso nel febbraio del 2010 ipotizzando contro ignoti il reato di omicidio volontario. Dunque, aspettiamo. Ma, nel frattempo, non rinunciamo a stimolare la memoria collettiva continuando a tener vivo il ricordo dei nostri cari».

A questo scopo, il 4 novembre, negli spazi della chiesa Madonna della Rosa di Molfetta, il comitato «Francesco Padre» ha organizzato una serata commemorativa (inizio alle ore 19) che vedrà la proiezione del cortometraggio «Francesco Padre», firmato dalla regista Donatella Altieri. «Il mio lavoro – spiega quest’ultima – non mira a svelare una verità certa e nemmeno a suggerire una interpretazione univoca dei fatti. La morte dei cinque uomini giunge alla fine del film, è un accenno conclusivo, sfumato, sospeso. Ho preferito, invece, ed è stata una scelta precisa, raccontare la loro esistenza bellissima e difficile, cercando di rappresentare al meglio la vita quotidiana a bordo di un luogo magico come il peschereccio».

D’altronde, troppe sono le ombre che incombono sulla tragedia. L’equipaggio del «Francesco Padre» è stato infatti dichiarato «colpevole della propria morte» e, più precisamente, accusato di essere saltato in aria per aver trasportato illegalmente materiale esplosivo in una zona di guerra cioè a ridosso di quei Balcani al tempo sconvolti dal conflitto jugoslavo. Tale capovolgimento copernicano, capace di trasformare all’improvviso le vittime in carnefici, ha privato le famiglie della possibilità di seppellire i corpi dei propri cari, deliberatamente abbandonati sul fondo del mare, e di ricevere dalla Stato un aiuto economico, in un primo tempo riconosciuto e poi negato. Ma la grande sconfitta è di certo la giustizia, sepolta sotto vent'anni di silenzi, omissis, menzogne e quel segreto di Stato apposto sulla vicenda nel 2009 dal governo italiano.

Quella notte, infatti, il peschereccio sarebbe stato accerchiato da diverse unità navali e sottomarine e da un pattugliatore aereo - coordinati da Napoli all’interno della operazione Nato Sharp Guard - e, con tutta probabilità, abbattuto a colpi di matragliatrice. Ma il governo americano ha di recente (2012) informato la magistratura italiana di non essere più in possesso della documentazione sulle unità aeronavali impegnate in quel contesto. E, dunque, la battaglia per liberare dal fango, vent'anni dopo, l’ennesimo mistero italiano è tutt'altro che in discesa.

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