Giovedì 17 Gennaio 2019 | 22:47

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Divania, gup Bari: accuse insussistenti su Unicredit

BARI – I vertici nazionali e territoriali di Unicredit Banca d’Impresa Spa non hanno truffato la Divania Srl di Modugno (Bari), non si sono indebitamente appropriati di somme e non hanno estorto denaro, tramite la sottoscrizione di una convenzione, all’allora titolare Francesco Saverio Parisi. Nelle motivazioni della sentenza con cui, nel giugno scorso, il gup del Tribunale di Bari Sergio Di Paola ha prosciolto i 18 imputati per i quali il pm Isabella Ginefra aveva chiesto il rinvio a giudizio, il giudice spiega l’insussistenza di tutte le accuse
Divania, gup Bari: accuse insussistenti su Unicredit
BARI – I vertici nazionali e territoriali di Unicredit Banca d’Impresa Spa non hanno truffato la Divania Srl di Modugno (Bari), non si sono indebitamente appropriati di somme e non hanno estorto denaro, tramite la sottoscrizione di una convenzione, all’allora titolare Francesco Saverio Parisi.

Nelle motivazioni della sentenza con cui, nel giugno scorso, il gup del Tribunale di Bari Sergio Di Paola ha prosciolto i 18 imputati per i quali il pm Isabella Ginefra aveva chiesto il rinvio a giudizio, il giudice spiega l’insussistenza di tutte le accuse. Parla di imputazioni "di non facile lettura per la complessità delle descrizioni dei rapporti contrattuali e della ridondanza di parte delle formulazioni, duplicate in più punti della medesima imputazione".

Sottolinea poi la "sorprendente ricostruzione offerta dal pm" e "l'evidente confusione, verbale e logica, tra contratti, obbligazioni e danno penalmente rilevante".

Secondo l’accusa, derivati ad altissimo rischio sottoscritti con Unicredit hanno portato l’azienda al fallimento nel 2006. Unicredit, questa l’ipotesi della Procura non condivisa dal gup, non avrebbe informato correttamente dei rischi connessi agli strumenti di finanza complessa che la società Divania stava acquistando, proponendoli anzi come sicuri. Agli imputati il pm Ginefra contestava i reati di truffa aggravata, appropriazione indebita ed estorsione relativamente alla presunta "minaccia rivolta a Parisi di far fallire la società Divania al fine di procurarsi un ingiusto profitto".

"E' evidente – scrive il giudice – che la prospettazione dell’evoluzione della crisi finanziaria in cui versava la società verso l’avvio di una procedura concorsuale non costituiva un male ingiusto. Le condizioni obiettive della società, i debiti accumulati sia con Unicredit ma anche con altri istituti di credito, facevano ritenere del tutto prevedibile che l’instaurazione di una procedura concorsuale era soluzione pressochè obbligata per Divania".

"L'imputazione così come articolata – conclude – non necessita di un ulteriore vaglio attraverso la fase dibattimentale, dal momento che l’insussistenza in radice degli elementi propri della fattispecie tipica del delitto di estorsione non potrebbe in alcun modo essere superata". Il reato di truffa, poi, è secondo il giudice ormai prescritto.

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