Mercoledì 23 Gennaio 2019 | 10:16

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All'Università di Bari coniugi aspiranti prof

BARI -La questione è tutto sommato semplice, ma - qualunque sia la soluzione - si rischia di scontentare qualcuno. Venerdì il Senato accademico dell’Università di Bari, chiamata a reclutare 32 nuovi professori associati, dovrà scegliere come regolarsi sul caso dei coniugi che in queste ore sta spaccando la comunità accademica: se vietare l’assunzione di moglie e mariti - come chiede il garante del Codice etico, Ugo Villani - o se invece scegliere di adeguarsi al testo letterale della legge Gelmini che al proposito è vago.
All'Università di Bari coniugi aspiranti prof
BARI -La questione è tutto sommato semplice, ma - qualunque sia la soluzione - si rischia di scontentare qualcuno. Venerdì il Senato accademico dell’Università di Bari, chiamata a reclutare 32 nuovi professori associati, dovrà scegliere come regolarsi sul caso dei coniugi che in queste ore sta spaccando la comunità accademica: se vietare l’assunzione di moglie e mariti - come chiede il garante del Codice etico, Ugo Villani - o se invece scegliere di adeguarsi al testo letterale della legge Gelmini che al proposito è vago.

Dopo i 32 bandi per associati, cui potrebbero far seguito un certo numero di chiamate dirette, arriveranno le assunzioni dei professori ordinari. E di coniugi che lavorano nello stesso dipartimento, a Bari ce ne sono tantissimi: quasi tutti, guarda caso, in possesso dell’abilitazione nazionale e dunque interessati agli imminenti bandi. Il direttore del dipartimento di Psicologia, Rosalinda Cassibba, è ad esempio moglie di Giuseppe Moro, professore associato di Sociologia. A Biotecnologie, la ricercatrice Grazia Paola Nicchia è sposata con il professore associato Antonio Frigeri (Fisiologia). Ad agraria, sono marito e moglie i ricercatori Agata Gadaleta e Giuseppe Ferrara. Il preside di Giurisprudenza, Massimo Di Rienzo, è il marito di Francesca Vessia, professore associato di Commerciale (in attesa di abilitazione).

La legge 240 prevede il divieto di assumere nello stesso dipartimento «parenti o affini fino al quarto grado», senza far riferimento ai coniugi. Ma nella lettera che ha fatto scoppiare il caso, il professor Villani ha evidenziato che il rapporto di coniugio è alla base del concetto di affinità, e - soprattutto - che secondo il Consiglio di Stato il divieto va esteso anche a marito e moglie. Quello stesso divieto, peraltro, è contenuto anche nel Codice etico dell’Università di Bari, mentre il nuovo regolamento per le chiamate dei docenti non ne fa menzione: si limita a richiamare la norma di legge.

È per questo che il rettore Antonio Uricchio ha demandato tutto al Senato che si riunirà venerdì. In quella occasione, dovrebbero essere votati i criteri delle assunzioni: la comunità accademica rischia dunque, indirettamente, di votare per l’assunzione di mogli e mariti. Il problema è che a Bari c’è un precedente, un precedente pesante. Nel precedente concorso per associati, a marzo 2013, uno dei 37 vincitori era la professoressa Stefana Santelia, moglie dell’allora rettore Corrado Petrocelli.

All’epoca l’Università ha temporeggiato (l’assunzione di parenti del rettore non può avvenire in alcun dipartimento): la professoressa Santelia è stata chiamata a novembre 2013, dopo la scadenza del mandato di Petrocelli. Una procedura formalmente ineccepibile. Il problema è che la legge Gelmini era in vigore già allora, ma all’epoca nessuno si era posto il problema: e dunque c’è sul tavolo un precedente fortissimo. [m.sc.]

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