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Ex Re Mida Cavallari Cassazione: non c'è associazione mafiosa

 BARI – L'ex Re Mida della sanità privata pugliese in convenzione, Francesco Cavallari, non può continuare ad essere ritenuto l’unico componente di un’associazione mafiosa nella quale tutti gli altri presunti partecipi sono stati assolti con sentenza irrevocabile del 2011 'perchè il fatto non sussistè. Lo ha stabilito la Cassazione nelle motivazioni, rese note oggi, della sentenza pronunciata il 6 maggio scorso con la quale ha annullato con rinvio la decisione della Corte d’appello di Lecce
Ex Re Mida Cavallari Cassazione: non c'è associazione mafiosa
 BARI – L'ex Re Mida della sanità privata pugliese in convenzione, Francesco Cavallari, non può continuare ad essere ritenuto l’unico componente di un’associazione mafiosa nella quale tutti gli altri presunti partecipi sono stati assolti con sentenza irrevocabile del 2011 'perchè il fatto non sussistè.

Lo ha stabilito la Cassazione nelle motivazioni, rese note oggi, della sentenza pronunciata il 6 maggio scorso con la quale ha annullato con rinvio la decisione della Corte d’appello di Lecce che aveva respinto la richiesta di Cavallari di revisione della sentenza del patteggiamento a 22 mesi di reclusione (per associazione mafiosa, corruzione ed altri reati) divenuta irrevocabile nel 1996.

Con la revisione del processo Cavallari punta anche ad ottenere la restituzione del patrimonio che gli fu confiscato nel 1994 e che fu stimato in 350 miliardi di lire. I Supremi giudici hanno stabilito che dell’istanza di revisione di Cavallari (che riguarda il solo reato di associazione mafiosa) dovrà occuparsi una nuova sezione della Corte d’appello di Lecce.

"E' fin troppo ovvio ricordare – scrive la Cassazione – che il delitto di cui all’art.416 bis Codice penale (associazione mafiosa, ndr), per il quale il ricorrente ha patteggiato la pena, può configurarsi solo nel caso in cui 'tre o più personè si associno tra loro per le finalità indicate dalla suddetta norma. Pertanto, non vi è dubbio che, nel caso come quello di specie, in cui siano stati assolti, in distinto procedimento (con rito ordinario, ndr), tutti gli altri 31 'associatì, il contrasto non possa dirsi 'valutativò, poichè esso attiene al fatto così come descritto nella norma incriminatrice, non potendo ovviamente sussistere un’associazione per delinquere composta da un solo associato".

"Deve, pertanto, stabilirsi il principio – rileva la Cassazione – secondo il quale il fatto dell’esistenza dell’associazione per delinquere posto a fondamento della sentenza di condanna o di applicazione della pena (equiparabile alla prima) di un associato, non può conciliarsi con altra sentenza penale irrevocabile che assolva, 'perchè il fatto non sussistè, tutti gli altri imputati della stessa associazione".

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