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Aqp ai Comuni, la Regione pronta a copiare la Basilicata

BARI - Ora bisogna aspettare l’approvazione dello Sblocca Italia. Poi la Regione potrà far partire il progetto annunciato da Nichi Vendola prima dell’estate: trasferire ai Comuni la maggioranza del pacchetto azionario dell’Acquedotto Pugliese, che così potrà ottenere in house (cioè senza gara d’appalto) la gestione del servizio idrico integrato anche oltre il 2018. E per arrivare al traguardo, la Puglia potrebbe copiare la Basilicata che a inizio anni 2000 ha fatto una operazione simile: ha creato il suo acquedotto e lo ha «regalato» ai Comuni
Aqp ai Comuni, la Regione pronta a copiare la Basilicata
BARI - Ora bisogna aspettare l’approvazione dello Sblocca Italia. Poi la Regione potrà far partire il progetto annunciato da Nichi Vendola prima dell’estate: trasferire ai Comuni la maggioranza del pacchetto azionario dell’Acquedotto Pugliese, che così potrà ottenere in house (cioè senza gara d’appalto) la gestione del servizio idrico integrato anche oltre il 2018. E per arrivare al traguardo, la Puglia potrebbe copiare la Basilicata che a inizio anni 2000 ha fatto una operazione simile: ha creato il suo acquedotto e lo ha «regalato» ai Comuni.

Nel 2001 le azioni di Aqp furono trasferite dal Tesoro alle Regioni con l’obbligo di procedere alla privatizzazione. Quella norma è stata sempre disattesa, tanto che a un certo punto il governo Berlusconi-ter valutò anche l’ipotesi di revocare quel trasferimento. Nel frattempo la Puglia ha liquidato sia la Basilicata (che si è fatta, appunto, una propria società) che la Campania, ed è diventata proprietaria del 100% delle azioni. E così dopo il via libera all’emendamento del Pd (primo firmatario Federico Massa) che elimina l’obbligo di vendere, la palla passa alla Regione che deve risolvere il problema dell’imminente scadenza della concessione di Aqp: il limite del 2018, infatti, impedisce all’azienda di reperire capitali sul mercato bancario, e dunque - se non fosse intervenuta la Regione con una anticipazione di cassa da 200 milioni - i nuovi investimenti obbligatori per legge sarebbero stati scaricati sulle bollette.

«Una volta risolto in maniera radicale il problema maggiore - dice l’onorevole Massa, riferendosi all’emendamento che è stato sottoscritto anche dagli altri parlamentari pugliesi del Pd - non esistono più ostacoli per blindare la natura pubblica dell’Acquedotto Pugliese. Diventa urgente verificare le modalità per coinvolgere i Comuni in una gestione “qualificata” di Aqp: dovranno avere un ruolo prioritario se non assoluto, perché questo è lo schema che consente di consolidare l’affidamento in essere. Venendo in contro alla necessità che la concessione venga prorogata quanto prima oltre il 2018, bisogna farlo con ogni tempestività. Da questo punto di vista l’impegno del Pd pugliese sarà importante e decisivo».

Ma ora c’è da risolvere un problema amministrativo contabile: il pacchetto di maggioranza va ceduto ai Comuni gratuitamente, ma questo dovrà avvenire senza incidere sul patrimonio della Regione. Come fare? La Basilicata ha fatto qualcosa di simile quando ha creato Acquedotto Lucano, e la soluzione cercata ha superato anche le obiezioni della Commissione europea (fu aperta una procedura di infrazione che poi è stata chiusa senza conseguenze). In quel caso era più semplice (perché si partiva da zero), ma il meccanismo potrebbe essere replicato. «Credo - dice Massa - che la Regione dovrà approfondire, coinvolgendo gli esperti, per identificare la migliore soluzione possibile. Poi, una volta effettuato il trasferimento, l’Autorità idrica pugliese non avrà alcuna difficoltà a prorogare i termini della concessione ben oltre il 2018. Certo, nel frattempo è necessario che le procedure per autorizzare i depuratori non durino anni, altrimenti qualunque operazione viene fatta su Aqp rischia di essere vanificata». [m.scagl.]

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