Mercoledì 16 Gennaio 2019 | 17:18

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Pizzo a imprenditori A Bari 5 condanne affiliati clan Parisi

BARI - Condanne comprese tra 3 anni e 8 mesi e 4 anni e 4 mesi. Contestati alcuni episodi tra il 2002 e il 2010. Esclusa l'aggravante di favoreggiamento di clan mafioso. Nell'ambito della stessa indagine già condannato il boss Savinuccio per violenza privata
Pizzo a imprenditori A Bari 5 condanne affiliati clan Parisi
BARI, 16 OTT – Il gup del Tribunale di Bari Gianluca Anglana ha condannato cinque presunti affiliati al clan Parisi ed ha assolto altri tre imputati al termine del processo con rito abbreviato in cui la Procura Antimafia contestava episodi di usura ed estorsioni commessi tra il 2002 e il 2010 ai danni di alcuni imprenditori locali.

In particolare il giudice ha condannato alla pena di quattro anni e quattro mesi di reclusione il pregiudicato Vito Parisi, cugino del boss di Japigia, Savinuccio. Condanna a quattro anni di reclusione per il pregiudicato barese Eugenio Palermiti; assolto "per non aver commesso il fatto" il figlio Giovanni, insieme con Domenico Navarra e Cosimo Damiano Ignomeriello. Condanne a pene comprese fra tre anni e otto mesi e tre anni e quattro mesi di reclusione per altri tre imputati, i pregiudicati Luciano Ignomeriello, Vincenzo Barbetta e Vito Sebastiano.

Nell’ambito della stessa inchiesta è stato già condannato in secondo grado a due anni e due mesi di reclusione, con sentenza emessa nel maggio scorso, il capoclan Savinuccio Parisi, accusato di violenza privata. Il boss venne arrestato il 20 dicembre 2012 con l’accusa di essere intervenuto per mettere fine alle richieste di soldi ad un imprenditore di Triggiano (Bari) da parte di pregiudicati, affiliati al suo clan, fatte quando lui era detenuto. In cambio la presunta vittima gli avrebbe dato gioielli per un valore di 100mila euro.

Nel processo erano contestati anche altri episodi verificatisi nel quartiere Japigia di Bari e a Triggiano, quando i clan operanti in questi territori avrebbero deciso di 'investirè il denaro proveniente dal traffico di droga prestando denaro a tassi usurari ad imprenditori edili in difficoltà. Oltre a pagare interessi che andavano dal 35% al 133%, gli imprenditori erano costretti anche ad assumere alcune persone con un salario mensile di mille euro, senza che queste dovessero mai andare a lavorare. Nei confronti di tutti gli imputati il gup ha escluso l’aggravante dell’articolo 7, aver cioè favorito un’associazione mafiosa. Riconosciuto il risarcimento dei danni alle parti civili, due imprenditori di Triggiano, con una provvisionale di cinquemila euro.

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