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«Terroristi e jihadisti» L'allarme di Alfano sul porto di Bari  «I clan hanno esplosivi»

BARI – Potrebbe avvenire anche dal porto di Bari l’ingresso in Italia dei combattenti dell’Isis, lo Stato Islamico che semina terrore in Medio Oriente sotto la guida del califfo Al Baghdadi. Al punto che il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, al termine di un vertice sulla sicurezza nella provincia di Bari, annuncia "un Piano" anti-terrorismo per il porto del capoluogo pugliese
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«Terroristi e jihadisti» L'allarme di Alfano sul porto di Bari  «I clan hanno esplosivi»
BARI – Potrebbe avvenire anche dal porto di Bari l’ingresso in Italia dei combattenti dell’Isis, lo Stato Islamico che semina terrore in Medio Oriente sotto la guida del califfo Al Baghdadi. "Valutazioni dell’intelligence e indagini della magistratura" non lascerebbero dubbi. Al punto che il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, al termine di un vertice sulla sicurezza nella provincia di Bari, annuncia "un Piano" anti-terrorismo per il porto del capoluogo pugliese che ritiene "una possibile porta di ingresso di aspiranti jihadisti".

Approvato "mercoledì scorso", il Piano è stato chiamato "Cristoforo Colombo" e si "attiva immediatamente", spiega il titolare del Viminale, "nel caso di rischio per attentati terroristici". Un pericolo che Alfano intravede sulla base delle "nostre analisi", delle "valutazioni dell’intelligence" ma anche di "sentenze" come quella con cui, il 24 settembre scorso, il Tribunale di Bari ha condannato cinque presunti componenti di una cellula del terrorismo islamico internazionale con a capo l'imam tunisino della moschea di Andria, Hosni Hachemi Ben Hassem, accusato anche di istigazione all’odio razziale (arrestato in Belgio nell’aprile 2013), alias 'Abu Haronnè di 47 anni.

"Ci si ricorderà", sottolinea il ministro, di "un imam tunisino transitato da Bari e poi arrestato in Belgio, che sarebbe stato a capo di una cellula terroristica con sede nella moschea di Andria" dal 2010. È nata anche da questo la necessità di accendere "questo faro sul porto di Bari", precisa Alfano. Da lì potrebbero entrare nel nostro Paese "anche soggetti che, radicalizzandosi, possono accogliere il messaggio che viene portato avanti dall’Islamic state, l’Isis, attraverso i canali del web e non solo".
Ed è proprio sulla "punizione" della propaganda al terrorismo e del reclutamento di proseliti che Alfano ritiene si possa "aprire un importante varco dal punto di vista giurisprudenziale" in Italia.

"Dobbiamo stare molto attenti", suggerisce, "a leggere la sentenza" che riguarda "i cinque attivisti, a cominciare dall’imam di Andria", condannati per "un’attività" prevalentemente "di propaganda ideologica" e "diffusione di materiale propagandistico" che "invita al sacrificio umano per il bene della jihad". I cinque presunti membri della cellula terroristica, infatti, sono stati accusati di avere cooperato nell’attività di proselitismo, finanziamento e procacciamento di documenti falsi, tenendo i contatti con altri membri dell’organizzazione. Su queste basi il gup del Tribunale di Bari ha emesso condanne a pene comprese fra 5 anni e 2 mesi, e 3 anni e 4 mesi di reclusione. Non ha invece avuto successo, sempre a Bari, un’altra indagine contro i due presunti responsabili della rete di propaganda mediatica e spirituale di Al Qaida in Europa. Nell’aprile scorso, la Corte di assise d’appello di Bari, al termine del processo bis, ha confermato l'assoluzione dall’accusa di terrorismo internazionale per l’ex imam-sceicco di Bruxelles Bassam Ayachi, di origini siriane, e ha dichiarato il non luogo a procedere per morte del reo per Raphael Gendron, ingegnere informatico francese deceduto nell’aprile 2013 durante scontri in Siria. In primo grado i due erano stati condannati a otto anni ciascuno.

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