Mercoledì 16 Gennaio 2019 | 12:51

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«Matarrese» in crisi salvata da se stessa

di MASSIMILIANO SCAGLIARINI
BARI - Dalla proposta di concordato preventivo della Salvatore Matarrese, è emerso che la newco in cui sono stati conferiti i circa 200 milioni di appalti pubblici, resterà in famiglia: ad acquistarla sarà infatti, per poco più di 4 milioni di euro, un’altra società dei Matarrese, la Strade e Condotte. Dei 350 dipendenti, assorbiti solo un centinaio
«Matarrese» in crisi salvata da se stessa
MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - I debiti della Salvatore Matarrese, fino a un anno fa la più importante impresa edile del Mezzogiorno, ammontano a 280 milioni di euro, a fronte di un attivo pari a 182 milioni. Tolti i creditori privilegiati, cioè le banche, per i fornitori ne resteranno 92, ovvero grossomodo il 50% dei crediti maturati fino allo scorso febbraio. Ma la novità, che emerge dalla proposta di concordato preventivo, è che la crema, cioè la newco in cui sono stati conferiti i circa 200 milioni di appalti pubblici, resterà in famiglia: ad acquistarla sarà infatti, per poco più di 4 milioni di euro, un’altra società dei Matarrese, la Strade e Condotte.

È questo, in estrema sintesi, il piano per salvare la Matarrese, che dopo aver tentato la strada dell’accordo di ristrutturazione del debito ha virato sul concordato. Ad inizio agosto il Tribunale di Bari ha giudicato ammissibile la proposta, ed ora la parola spetta ai creditori che l’11 novembre saranno chiamati a votare sul piano predisposto dagli avvocati Valerio Di Gravio, Filippo De Luca, Silvia Maggio e Domenico Liantonio con gli advisor di Kpmg. Un piano in continuità ma presentato in forma chiusa: entro cinque anni è infatti prevista la liquidazione degli asset della «vecchia» Matarrese (si tratta di due grosse lottizzazioni e di alcuni palazzi già costruiti a Bari), con il trasferimento del ramo lavori ad un’altra società di famiglia, già individuata.

L’esborso per questo acquisto, pari a 4,3 milioni, costituisce dunque l’impegno finanziario dei fratelli Matarrese nella procedura di salvataggio: ma, in cambio, ne usciranno con una società ripulita dai debiti. Mentre appunto i piccoli creditori dovranno accontentarsi del 50,09% dei propri soldi, percentuale che potrebbe salire al 64% se gli avvocati riusciranno a farsi manlevare dai 41,2 milioni di debiti verso il consorzio che sta realizzando un tratto della terza corsia della A14 da Senigallia a Ancona Nord.

In questi mesi il gruppo ha dovuto affrontare una grave crisi di liquidità, che ha portato anche a un contenzioso con le banche e alla richiesta (accordata dal Tribunale) di sospendere i contratti di finanziamento in corso. La crisi, a un certo punto, è rientrata. Ma resta aperto il problema occupazionale, perché dei circa 350 dipendenti originari, solo un centinaio risultano oggi trasferiti alla nuova società operativa, mentre per la gran parte degli altri l’unica possibilità è la cassa integrazione che prelude alla mobilità e quindi al licenziamento.

La vendita della newco a un’altra società della galassia Matarrese potrà ovviamente avvenire solo a valle dell’omologa del concordato, mentre nel frattempo l’azienda continua ad operare sotto l’egida del Tribunale. In altre procedure simili (vedi ad esempio quella del gruppo Dec), si è invece optato per la vendita all’asta al miglior offerente. La famiglia Matarrese, invece, non intende mollare i lavori pubblici. «Andiamo avanti con determinazione perché questo è il nostro mestiere - dice il direttore tecnico del gruppo, Salvatore Matarrese - e ci teniamo a farlo nel migliore dei modi. Le problematiche con le banche sono state tutte superate o sono in via di finalizzazione, andiamo avanti nel percorso tracciato con grande fiducia».

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