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Cap, pronto il concordato «Nessun rischio mafia»

BARI - La Cooperativa allevatori di Putignano ha depositato la domanda di concordato preventivo «in bianco», ed entro metà ottobre dovrebbe presentare il piano in Tribunale. Una corsa contro il tempo per soddisfare gli ispettori del ministero dello Sviluppo economico, che martedì torneranno nella sede della Cap: se non saranno soddisfatti, potrebbero imporre la messa in liquidazione
LA CRONACA DI IERI
Cap, pronto il concordato «Nessun rischio mafia»
BARI - La Cooperativa allevatori di Putignano ha depositato la domanda di concordato preventivo «in bianco», ed entro metà ottobre dovrebbe presentare il piano in Tribunale. Una corsa contro il tempo per soddisfare gli ispettori del ministero dello Sviluppo economico, che martedì torneranno nella sede della Cap: se non saranno soddisfatti, potrebbero imporre la messa in liquidazione.

Il caso è scoppiato per via di una interrogazione parlamentare presentata dal grillino Giuseppe L’Abbate, che ha messo in fila la storia degli ultimi 5 anni di crisi della storica cooperativa murgiana inducendo il ministero a intervenire. I risultati dell’ispezione sono contenuti in un verbale di cui ha dato conto alla Camera il sottosegretario Claudio De Vincenti: una serie di irregolarità che hanno indotto il ministero a diffidare la cooperativa.

Nell’interrogazione di L’Abbate si fa riferimento anche al ruolo di Carmelo Quattrone, 51 anni, un commercialista calabrese che era consulente della cooperativa e che a novembre 2013 era stato arrestato a Putignano con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa: secondo le accuse della procura di Reggio Calabria, sarebbe stato un fiancheggiatore dei clan di ndrangheta. Un caso che aveva suscitato preoccupazioni per possibili infiltrazioni mafiose nella cooperativa, anche perché alcune delle aziende coinvolte nell’indagine calabrese avevano lavorato in Puglia. Tuttavia in aprile l’ordinanza di arresto di Quattrone è stata annullata senza rinvio dalla Cassazione, secondo cui non c’erano sufficienti elementi per considerarlo un fiancheggiatore della criminalità organizzata. Secondo le indagini, Quattrone avrebbe aiutato un uomo dei clan, tale Pino Liuzzo, socio occulto di una società di costruzioni, ad effettuare alcune operazioni imprenditoriali. Tuttavia la Cassazione ha ritenuto che il commercialista non sapesse che Liuzzo fosse un mafioso, e che stesse solo cercando di accaparrarsi un cliente facoltoso da cui poi si era allontanato perché non veniva pagato. Il principale accusatore del commercialista, un pentito, «il quale aveva ritenuto di individuare in una foto un soggetto da lui asseritamente collegato alla ndrangheta reggina di cui non era riuscito a ricordare il nome e invece dagli inquirenti identificato per il Quattrone».

Cancellato il rischio di rapporti con la criminalità organizzata, resta l’incertezza per il futuro della cooperativa. L’idea, secondo quanto riferito agli ispettori ministeriali, è di un concordato in continuità, con l’utilizzo di una nuova società per la commercializzazione dei prodotti.

Dal 2008 Cap ha visto il crollo del fatturato e del numero dei soci. La cooperativa ha accumulato debiti accertati pari a 5 milioni di euro, di cui 2 nei confronti dei soci conferitori cui per molto tempo non è stato pagato il latte. I dipendenti, a lungo senza stipendio, sono stati messi in cassa integrazione e temono per il proprio futuro.

m.s.

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