Giovedì 17 Gennaio 2019 | 07:57

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Il commento
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Fermato dalla polizia
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Dopo l'arresto di settembre
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La storia è una bufala
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Gesto senza motivo
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Bari, processo «Domino» Pentito: al terzo errore Savinuccio ti faceva fuori

BARI – “Con Savino Parisi si poteva sbagliare due volte, al terzo errore ti faceva fuori”. Lo ha dichiarato in un’aula del Tribunale di Bari il pentito del clan Parisi, Vito Tritta, ascoltato in videoconferenza durante un’ udienza del processo 'Dominò. Savinuccio, boss del quartiere Japigia di Bari, è imputato insieme con altre 46 persone accusate, a vario titolo, di associazione mafiosa, traffico internazionale di droga, usura, turbativa d’asta e riciclaggio (nella foto, Savino Parisi)
Scu, udienza preliminare per 22 persone 
Bari, processo «Domino» Pentito: al terzo errore Savinuccio ti faceva fuori
BARI – “Con Savino Parisi si poteva sbagliare due volte, al terzo errore ti faceva fuori”. Lo ha dichiarato in un’aula del Tribunale di Bari il pentito del clan Parisi, Vito Tritta, ascoltato in videoconferenza durante un’ udienza del processo 'Dominò. Savinuccio, boss del quartiere Japigia di Bari, è imputato insieme con altre 46 persone accusate, a vario titolo, di associazione mafiosa, traffico internazionale di droga, usura, turbativa d’asta e riciclaggio. Il primo dicembre 2009 le indagini portarono all’arresto di 82 persone, tra cui anche il boss di Japigia, scarcerato per scadenza termini nel dicembre 2012 (attualmente detenuto nell’ ambito di un altro procedimento).

Stando alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia, il boss doveva autorizzare ogni iniziativa degli affiliati al clan, dalle intimidazioni, alle modalità con cui facevano le estorsioni, alla gestione di tutti i traffici illeciti. Quando qualcuno prendeva iniziative di questo tipo senza chiedere il permesso, il boss non gradiva. “Il primo errore – spiega Tritta - veniva perdonato; al secondo il boss ti parlava facendoti capire senza mezzi termini che la terza volta ti avrebbe fatto fuori”. Tritta ricorda un episodio, risalente ad alcuni anni fa, relativo all’incendio di un portone. Nell’ambito di uno scontro tra affiliati interni al clan Parisi ci sarebbe stato un attentato ad un appartamento con colpi di pistola sparati contro i vetri dell’abitazione del rivale. Savinuccio sarebbe intervenuto, racconta Tritta, rimproverando i suoi affiliati perchè l’appartamento era abitato. “Quando ci sono di mezzo bambini e famiglie – dice Tritta riferendo le parole del boss - queste cose non si fanno”. Il pentito racconta anche del ruolo delle donne del clan, mogli e sorelle che avrebbero avuto il compito, riferisce Tritta, di portare nelle borse le armi dei loro uomini. Il processo è stato aggiornato all’udienza del prossimo 13 ottobre, quando il collaboratore di giustizia risponderà ancora alle domande di accusa e difesa.

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