Giovedì 17 Gennaio 2019 | 09:26

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Emiliano: nomine sanità? Non scelga più la politica

di MASSIMILIANO SCAGLIARINI
BARI - Nella sanità, come nella giustizia da cui proviene, «la politica dovrebbe mettere le mani con cautela». Eccola dunque la proposta per il dopo-Vendola di Michele Emiliano, principale candidato alle primarie del centrosinistra: basta con i direttori generali nominati dal presidente della Regione, serve «un consiglio superiore della sanità pugliese che si occupi di selezionare i curriculum e controllare le carriere di tutti». Una proposta che Emiliano vorrebbe illustrare direttamente al premier Matteo Renzi
Emiliano: nomine sanità? Non scelga più la politica
di Massimiliano Scagliarini

BARI - Nella sanità, come nella giustizia da cui proviene, «la politica dovrebbe mettere le mani con cautela». Eccola dunque la proposta per il dopo-Vendola di Michele Emiliano, principale candidato alle primarie del centrosinistra: basta con i direttori generali nominati dal presidente della Regione, serve «un consiglio superiore della sanità pugliese che si occupi di selezionare i curriculum e controllare le carriere di tutti». Una proposta che Emiliano vorrebbe illustrare direttamente al premier Matteo Renzi: «La politica - dice - dovrebbe occuparsi di visioni, non di gestioni».

C’è un problema di governance nella sanità pugliese?

«La sanità, come molte aziende pubbliche, è gravata dal peso della politica: questo è il luogo comune. Ma io credo che valga anche il contrario: la politica è gravata dalla gestione di questi enti, e non c'è alcuna ragione né razionale, né recondida né clientelare perché la politica se ne occupi».

Ragioni clientelari, però, in questi anni se ne sono viste eccome...

«Nemmeno chi vuole praticare clientelismo dovrebbe avere interesse a mettere le mani su questa materia. Il clientelismo rende poco, ti fa finire in galera e ti fa litigare con tutti quelli che lasci fuori. Se invece sei un arbitro giusto, è possibile che tutti ti vogliano bene».

Dunque?

«Vengo da una esperienza, quella della giustizia, in cui la politica deve mettere le mani con cautela. Mi chiedo perché lo stesso principio non debba valere anche nella sanità: liberiamo i politici dal peso delle scelte in sanità, e soprattutto liberiamo i bravi medici dai mediocri politici che tentano di avere consenso attraverso di loro».

Come pensa di poter risolvere il problema?

«Mi chiedo, e stiamo lavorando su questo, se i poteri di nomina dei dg non possano essere esercitati dai presidenti delle Regioni su indicazione di un organo collegiale, anche di natura elettiva, che rappresenti tutto il mondo della sanità: il personale, gli accademici, il mondo delle professioni, anche i pazienti. Si potrebbe fare un consiglio superiore della sanità regionale che si occupi di selezionare curricula e indicare al presidente della Regione i nomi dei direttori generali, oltre che indicare, seguire e controllare le carriere di tutti. Non che questo eviti gli errori, ma vi immaginate se il procuratore di Bari o di Roma fosse scelto dal Parlamento? Oggi nella sanità accade qualcosa di simile».

Le obietteranno che la procedura per la scelta dei direttori generali è stata normata dal Parlamento.

«Dal punto di vista giuridico sarebbe meglio avere una legge nazionale, ma credo che anche con il quadro normativo attuale si possa fare moltissimo, eliminando del tutto nomine discrezionali da parte dei politici».

E alla politica cosa rimarrebbe?

«L'indicazione delle visioni. Quale tipo di modello sanitario scegliamo? Quali fondi impieghiamo, e come devono essere utilizzati? I controlli sull'uso delle risorse in relazione agli obiettivi. Poteri enormi, ma con una natura coerente. Una funzione tecnica particolare di forte interesse pubblico. E questo è un sistema che rende liberi, perché i trucchi magici, le liti, i numeri legali che saltano quando ci sono incomprensioni sulle nomine... Oggi persino il mancato trasferimento di un portantino diventa elemento di ricatto da parte di un consigliere regionale».

Una proposta del genere rischia di essere bollata come demagogia.

«Niente è stato già deciso. Ne stiamo discutendo. Voglio capire se questa cosa si può fare. Che ne pensano i medici di famiglia, che sono tanto antipatici alla Regione? Insieme ai pronto soccorso sono le porte di entrata nel sistema sanitario: non è possibile non coinvolgerli direttamente nelle strategie. Mi chiedo: è possibile costruire un modello che parta dal basso, che si emancipi dalla politica, che renda efficiente il sistema e consenta un risparmio reale da reinvestire in sanità?».

Anche qui: il fondo sanitario ha destinazione vincolata. Come si fa?

«Anche di questo vorrei parlare con Renzi. Se riusciamo a realizzare un sistema sanitario efficiente, che riduce la mobilità passiva e rende il sistema meno costoso, perché non possiamo usare i risparmi nel bilancio ordinario? Potremmo investirli sulla salute, per avere città più salubri, per avere città meno inquinate, per mangiare meglio e avere cibi meno cancerogeni. Abbiamo bisogno di inserire la sanità non nel recinto separato delle Asl, ma nella politica generale della Regione. Vogliamo che sia obbligatorio valutare l'impatto sulla salute di qualunque scelta fatta dalla Regione: so che già si fa, ma queste valutazioni vanno rese ancora più sistemiche».

Come pensa di poter incidere sulla salute dei pugliesi?

«Nella giunta comunale di Bari avevo un oncologo, Gennaro Palmiotti. Mi ha insegnato che la lotta al tumore non si fa solo con le migliori macchine, ma anche costruendo un ambiente migliore. A Taranto, oltre che un nuovo ospedale che dovrà essere uno dei più importanti poli oncologici d'Italia, dobbiamo costruire i migliori protocolli sui trasporti e sulla formazione. Esiste un costo per la sanità che si chiama deprivazione: dove c'è molta ignoranza e poca cura di se stessi, la sanità costa di più perché le persone si curano poco e finiscono per gravare sui bilanci in maniera molto più importante. La deprivazione in Italia è considerata meno importante dell'anzianità della popolazione, e questi parametri condannano la Puglia ad avere una sanità figlia di un Dio minore».

Emiliano, in questi giorni la giunta Vendola è alle prese con il problema dei direttori generali delle Asl in scadenza. Ha qualcosa da dire?

«Mentre smettevo di fare il sindaco, io ho fatto soltanto le nomine strettamente necessarie. Mi pare che questo potere vada esercitato con grande cautela, anche perché qualcuno potrebbe pensare che queste nomine vengano utilizzate a fini clientelari. E' bene che si cominci subito a cambiare».

È in ballo anche il piano di riordino dei reparti. Che ne pensa?

«Il riordino è cosa un po' diversa. Se ci sono obiettivi di spending review da cogliere in modo condiviso, allora si può andare avanti. Ma tutto deve essere gestito con grande imparzialità. Chi esce deve lasciare a chi entra la possibilità di impostare le proprie strategie».

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