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Dissequestrato peschereccio fermato in Montenegro

BARI – E' stato liberato e fra qualche ora sarà in viaggio verso Monopoli (Bari) il peschereccio "Attila" che era stato fermato e sequestrato in mare dalle autorità del Montenegro la notte tra il 6 e il 7 maggio scorsi. Il peschereccio era stato abbordato da una motovedetta che aveva intimato al natante di raggiungere il porto di Budva, perchè le autorità straniere erano convinte che si trattasse di sconfinamento in acque territoriali slave e di pesca non autorizzata (foto d'archivio)
Dissequestrato peschereccio fermato in Montenegro
BARI – E' stato liberato e fra qualche ora sarà in viaggio verso Monopoli (Bari) il peschereccio "Attila" che era stato fermato e sequestrato in mare dalle autorità del Montenegro la notte tra il 6 e il 7 maggio scorsi. Ne dà notizia il capogruppo Pd di Monopoli, Michele Suma, che si è impegnato per il dissequestro del natante. Il peschereccio era stato abbordato da una motovedetta che aveva intimato al natante di raggiungere il porto di Budva, perchè le autorità straniere erano convinte che si trattasse di sconfinamento in acque territoriali slave e di pesca non autorizzata.

"Toccata terra – dice Suma, in una nota – da quel momento iniziava un tortuoso e sofferto percorso giudiziario, che con processo per direttissima la mattina del 7 maggio già condannava l’equipaggio per sconfinamento e bracconaggio, reato che prevedeva il sequestro del natante, come avvenuto". Poi, un primo ricorso vinto, la celebrazione del secondo processo presso l’Organo regionale delle violazioni di Budva, che confermava la condanna di prima istanza e, infine, l’ultima sentenza del 15 agosto scorso. In quella data, il Consiglio per le violazioni del Montenegro accettava il ricorso del difensore di Niccolò Damasco, comandante dell’Attila, e riformava la decisione con la restituzione del peschereccio perchè "non si erano verificate le violazioni".

"Due processi e due ricorsi nell’arco di cento giorni - prosegue Suma -, un tempo della giustizia montenegrina decisamente breve, che merita ammirazione, tanto quanto il lavoro diplomatico tessuto in questi mesi da parte del governo italiano e della Farnesina, da subito mobilitatisi per una soluzione pacifica di un caso internazionale legato a carte nautiche, confini e linee di base".

E' intervenuto anche l’ambasciatore italiano del Montenegro, Vincenzo Del Monaco, "Sono estremamente lieto – ha detto – che i fratelli Damasco possano finalmente far rientro a Monopoli con la loro imbarcazione e riprendere le loro attività professionali dalle quali dipendono le sorti di cinque nuclei familiari. Io e i miei collaboratori non abbiamo fatto nulla di eccezionale se penso a quel che fanno altri Colleghi della Farnesina giornalmente impegnati in altre aree del mondo". I fratelli Damasco hanno già raggiunto il Montenegro e sono accompagnati nelle operazioni burocratiche del dissequestro da Filip Jovovic, l’avvocato difensore.

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