Mercoledì 16 Gennaio 2019 | 20:14

NEWS DALLA SEZIONE

Forse per un litigio
Agguato a Triggiano, grave un 38enne: due colpi all'addome

Agguato a Triggiano, grave un 38enne: due colpi all'addome

 
In un panificio
Bari, in fiamme la friggitrice: panico a Torre a Mare

Bari, in fiamme la friggitrice: panico a Torre a Mare

 
Per Filippo Capriati
Il clan Capriati al porto di Bari, Autorità chiede 1mln di danni

Il clan Capriati al porto di Bari, Autorità chiede 1mln di danni

 
Il commento
Modello Emiliano, esame pugliese

Modello Emiliano, esame pugliese

 
Fermato dalla polizia
Bari, droga e armi in casa: arrestato 22enne al quartiere Libertà

Bari, droga e armi in casa: arrestato 22enne al quartiere Libertà

 
Il dibattito
Antico palazzo demolito a Bari, proteste: «Ennesimo scempio»

Antico palazzo demolito a Bari, proteste: «Ennesimo scempio»

 
Ha 44 anni
Bari, M5S sceglie la musicista Elisabetta Pani come candidato sindaco

Bari, M5S sceglie la musicista Elisabetta Pani come candidato sindaco

 
Dopo l'arresto di settembre
Bari, chiuse indagini su Giancaspro, spunta anche l'accusa di estorsione

Bari, chiuse indagini su ex patron Giancaspro, spunta anche l'accusa di estorsione

 
La storia è una bufala
Bari, ristruttura villa e trova 150mln di lire del padre. Bankitalia: «Troppo tardi per il cambio»

Bari, trova 150mln di lire del padre. Bankitalia: «Tardi per il cambio», ma è una fake news

 
Gesto senza motivo
Cassonetti bruciati a Bari, telecamere incastrano una 36enne: ha agito senza motivo

Cassonetti bruciati a Bari, telecamere incastrano una 36enne della provincia

 

I pomodori della libertà diventano salsa nell'ex liceo Socrate

di VALENTINO SGARAMELLA
BARI - In questi giorni all’ex liceo Socrate, in via Fanelli, in un’enorme aula seminterrata i pomodori vengono trasformati in salsa. E i lavoratori vengono retribuiti in modo regolare. Con questo progetto, denominato «Netzanet » (in tigrino, la lingua dell’Eritrea, significa libertà), si concretizza l’autoproduzione a sfruttamento zero
«Schiavi italiani» nei campi di Puglia
I pomodori della libertà diventano salsa nell'ex liceo Socrate
di VALENTINO SGARAMELLA

BARI - Esiste davvero la possibilità di fare economia all’esterno dei circuiti tradizionali? È davvero possibile eliminare gli eccessi delle logiche di mercato come la competizione sfrenata, lo sfruttamento e il lavoro nero? Ed è possibile fare tutto questo pagando regolarmente lavoratori migranti e senza fare ricorso a pratiche di sfruttamento clandestino di manodopera? Ci stanno provando in questi giorni all’ex liceo Socrate, in via Fanelli. In un’enorme aula seminterrata i pomodori vengono trasformati in salsa. E i lavoratori vengono retribuiti in modo regolare. Con questo progetto, denominato «Netzanet » (in tigrino, la lingua dell’Eritrea, significa libertà), si concretizza l’autoproduzione a sfruttamento zero. Nasce grazie alla collaborazione tra una ventina di migranti che vivono nell’ex liceo Socrate e giovani precari, disoccupati, neolaureati e anche studenti.

«L’obiettivo è creare una filiera produttiva fuori mercato», dice Gianni, laureato in economia e insegnante, che fa volontariato qui. I promotori non vogliono pubblicità, lui chiede di non citare il cognome. Gianni, con altri amici dal cuore grande, lo trovi a sfidare l’afa e la calura estiva a spremere pomodori in questo enorme seminterrato dell’ex liceo. «Abbiamo pensato di metterci insieme. Abbiamo dato vita all’associazione “Solidaria” - spiega -. Attraverso l’idea del mutuo soccorso e dell’autoproduzione abbiamo acquistato 10 quintali di pomodori da un circuito che non sfrutta lavoratori».
Si tratta di piccoli agricoltori e braccianti. Al progetto hanno collaborato braccianti e piccoli coltivatori che possiedono terreni dove coltivano pomodori. Trenta persone circa hanno contribuito volontariamente raccogliendo 2mila euro circa. Questa la base di partenza con la quale pagare le prime giornate lavorative dei migranti.

Cinque quintali giungono da un giovane precario appena laureato. «Ha coltivato la campagna ricevuta in eredità dai nonni. È un terreno alla periferia di Bari, a rischio cementificazione. Il giovane ha seminato e raccolto i pomodori. Si è fatto aiutare da alcuni migranti», dice ancora Gianni. Loro, i migranti, hanno raccolto pomodori lavorando non più di quattro ore al giorno. La retribuzione è di 8 euro l’ora, nel pieno rispetto del contratto collettivo di lavoro. In nero, invece, un lavoratore straniero percepisce tre euro l’ora per 12 o anche 15 ore al giorno trascorse chino sui campi, senza contributi previdenziali né assicurazione. Questo è il primo passo.

«Nella pratica - è ancora il ragionamento di Gianni - vuole davvero essere una sperimentazione di un’economia diversa dall’attuale, basata purtroppo sullo sfruttamento e sulla negazione dei diritti primari». Nell’ex liceo i pomodori vengono schiacciati e trasformati in succo e polpa. In tutto, una ventina di persone ha prodotto e imbottigliato la salsa. Il lavoro di trasformazione viene retribuito alle stesse condizioni di legalità. «Stiamo rivalutando la nostra antica tradizione di preparare la salsa nei nostri garage e scantinati. Questa è salsa biologica, senza additivi chimici. L’etichetta reca la scritta “Sfrutta zero” ». La salsa sarà venduta e i prezzi saranno determinati in un’assemblea.
«Determineremo collettivamente le tariffe. Non facciamo profitto. Ecco a che cosa serve la cooperazione. Se al termine della vendita ci sarà un utile, sarà tenuto in cassa per la prossima produzione». Insomma, si ricalca l’esempio delle Leghe e delle Società di mutuo soccorso, nell’800. «L’economia non era basata sulla produttività, sulla la competizione sfrenata. Tutto si fondava su cooperazione, collaborazione e sostenibilità», conclude il dottore in economia. I promotori sono riusciti anche ad acquistare le attrezzature, alcune delle quali riciclate, come vasetti e bottiglie in cui custodire la salsa. La distribuzione avviene in circuiti esterni a quelli classici. Per esempio, i Gruppi di acquisto solidale (Gas) e le fiere di auto-produzione. «Puntare su una filiera alternativa al mercato tradizionale si può - è convinto Gianni -, scommettendo su solidarietà e cooperazione».

Nel 2009, lo stabile dell’ex scuola superiore fu occupato da oltre un centinaio di stranieri fuoriusciti dal Cara, il Centro di accoglienza richiedenti asilo di Palese. Sono perlopiù provenienti da Etiopia, Eritrea, Somalia e Sudan. Fuggono da guerre e persecuzioni nei loro Paesi. Non hanno lavoro. Il 22 maggio scorso è stato firmato un protocollo d’intesa tra Regione, Comune (proprietario dell’immobile), Iacp, Politecnico, Formedil e associazione «Senza frontiere» per la nascita di una casa di accoglienza per migranti.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400