Giovedì 17 Gennaio 2019 | 15:56

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Regione mastro birraio altro scandalo Ersap sperperati milioni di euro

di MASSIMILIANO SCAGLIARINI
BARI - La Regione ha prodotto persino birra e lo ha fatto con i soldi dell’Ersap, l’ente per la riforma fondiaria. Quello della Birreria Italiana è dunque un altro clamoroso caso di sprechi di denaro pubblico, un caso che si è appena concluso - dopo 14 anni - con la chiusura della procedura di fallimento: a farne le spese, questa volta, oltre alla Regione sono stati i 65 dipendenti, rimasti con un pugno di mosche.
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Regione mastro birraio altro scandalo Ersap sperperati milioni di euro
BARI - C’è stato un tempo in cui la Regione ha prodotto persino birra. Lo ha fatto, chissà perché, con i soldi dell’Ersap, l’ente per la riforma fondiaria. Quello della Birreria Italiana è dunque un altro clamoroso caso di sprechi di denaro pubblico, un caso che si è appena concluso - dopo 14 anni - con la chiusura della procedura di fallimento: a farne le spese, questa volta, oltre alla Regione sono stati i 65 dipendenti, rimasti con un pugno di mosche.Lo stabilimento di Bitonto (quella costruzione gialla che si vede dall’autostrada, nel frattempo venduta a una società di logistica) è stato realizzato nel 1985 grazie a un finanziamento dell’Isveimer, erogato a una società di Adelfia, Aia spa, cui l’Ersap (che ne deteneva la maggioranza del capitale) aveva rilasciato una fideiussione per 3 miliardi di lire. Quando Aia salta (e la fideiussione viene escussa), lo stabilimento viene ceduto ad una nuova società, Birreria Italiana spa (a sua volta posseduta per il 99,98% da Aia) che però non avrà miglior destino: dopo un tentativo di amministrazione controllata e di concordato preventivo, anche Birreria Italiana viene dichiarata fallita.

L’esperienza da mastro birraio della Regione (che - detto per inciso - è tutta di marca socialista, come varie altre iniziative imprenditoriali analoghe che hanno avuto analoga fine) si è conclusa dunque con un buco di quasi 6 milioni di euro. E questo senza contare i 30 miliardi di lire spesi nel frattempo affinché la Castelberg (che si ritirerà poco dopo) consentisse di produrre a Bari su licenza la propria birra. Tutti soldi che i pugliesi stanno continuando a pagare ancora oggi, con un mutuo, nel mare magnum dei 500 milioni di euro di debiti Ersap.

Dal fallimento di Birreria Italiana sono stati recuperati 3,59 milioni di euro di attivi: è sostanzialmente il ricavato dalla vendita dello stabilimento. Ma la curatela di Birreria Italiana ha dovuto dividere questi soldi con la curatela del fallimento Aia, e così il «tesoretto» si è ridotto a circa 1,3 milioni. Dopo una battaglia nelle aule giudiziarie sulle cifre, e detratte le spese della procedura, la Regione ha così recuperato circa 1 milione di euro sui 6 che le erano stati riconosciuti.

Ne deriva che i 65 dipendenti, che dovevano ottenere circa 1,7 milioni, dopo 14 anni sono rimasti con un pugno di mosche in mano: 6 di loro stanno persino subendo una trattenuta di 100-200 euro sulla pensione, perché l’Inps è stata costretta a recuperare la mobilità. Ed è per questo che il curatore del fallimento, Birreria Italiana, il professor Vittorio D’Ecclesiis, ha scritto alla Regione (interessando tra gli altri il presidente Nichi Vendola e il presidente del Consiglio regionale, Onofrio Introna) per chiedere un atto di equità nei confronti di quegli ex dipendenti: «La Regione - dice D’Ecclesiis - potrebbe destinare a loro almeno una parte di quel milione di euro, evitando che al grave danno già subito si sommi la beffa di ricevere importi a dir poco simbolici». Visto come è andata, sarebbe davvero il minimo.

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