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Primarie, tra Pd e Sel è una lite senza fine

di BEPI MARTELLOTTA
BARI - La rottura è ad un passo e hai voglia a rassicurare tutti: Pd e Sel continueranno a suonarsele di santa ragione anche in Puglia, dopo lo strappo in Senato sulla vicenda riforme. Le parole pesanti pronunciate da Luca Lotti, il braccio destro di Renzi che ieri ha lanciato una «fatwa» anche sulle alleanze locali ed escluso alternative esterne (pure circolate nelle scorse settimane) al candidato alle regionali Michele Emiliano, non hanno lasciato indifferente il governatore uscente e leader di Sel Nichi Vendola
LA CRONACA DI IERI
Primarie, tra Pd e Sel è una lite senza fine
di BEPI MARTELLOTTA

BARI - La rottura è ad un passo e hai voglia a rassicurare tutti: Pd e Sel continueranno a suonarsele di santa ragione anche in Puglia, dopo lo strappo in Senato sulla vicenda riforme. Le parole pesanti pronunciate da Luca Lotti, il braccio destro di Renzi che ieri ha lanciato una «fatwa» anche sulle alleanze locali ed escluso alternative esterne (pure circolate nelle scorse settimane) al candidato alle regionali Michele Emiliano, non hanno lasciato indifferente il governatore uscente e leader di Sel Nichi Vendola, stretto tra la battaglia dei suoi in Parlamento sulle riforme e gli effetti che a cascata si possono produrre in Puglia. «La rottura che il Pd in maniera unilaterale ha praticato attraverso la voce del sottosegretario Lotti - minaccia Nichi - porterà delle conseguenze». «Non possono dire che usiamo parole irricevibili - replica a muso duro Lotti - e poi governiamo insieme tutte le regioni... Eh, no. Non abbiamo mica l’anello al naso».

Volano gli stracci, dunque, e nella testa di Nichi comincia a circolare più di un sospetto. «Vogliamo sapere esattamente se il Pd ha scelto una alleanza strategica e di lungo periodo con la destra, perché naturalmente questo cambierebbe tutto. Noi la subiremmo - dice - ma ne trarremmo anche le conseguenze». Qual è il sospetto? Il fatto che si possa replicare anche in Puglia il modello «larghe intese» praticato da tempo dal Pd a Roma: come Renzi sembra più attento a tenere in piedi il patto di governo con Ncd di Alfano che i rapporti a sinistra con Sel (che gli fa opposizione), così a Bari - per le regionali - si potrebbe consumare una rottura tra gli alleati storici e i campioni della «primavera pugliese». E tra il Pd di Emiliano e gli alfaniani, guidati dal sottosegretario Massimo Cassano, potrebbero cominciare avvicinamenti carichi di promesse sulle urne vere, quelle di marzo 2015. Non a caso - sospettano i vendoliani - Ncd sta prendendo tempo sulle primarie regionali del centrodestra, caldeggiate da Forza Italia. «Non siamo interessati alle poltrone», taglia corto il consigliere regionale Ncd Antonio Camporeale. Ma solo domani, con la convocazione del tavolo sulle primarie del centrodestra, si saprà se davvero Ncd vorrà essere di quella partita.

Intanto è Dario Stefàno, il senatore di Sel, protagonista della battaglia nella giunta del Senato sulla vicenda Berlusconi, quello che più ci sta rimettendo nel braccio di ferro tra Roma e Bari. «Non sono le diverse visioni sulla riforma costituzionale a dover indicare i termini delle alleanze locali. Mi sono candidato alle Primarie in Puglia con l'obiettivo di tenere unito il centrosinistra pugliese - dice - e con l'obiettivo di farlo continuare a vincere. C'è da chiarire, allora, se la provocazione del sottosegretario Lotti non sia alibi o pretesto con cui aprire ad ipotesi di alleanze diverse». Per Stefàno la corsa è davvero impervia: da un lato il campione delle urne Emiliano con cui misurarsi, dall’altro un popolo di Sel che è appena uscito dalla diaspora interna consumata in Parlamento e che sul suo nome non sembra ancora così compatto in Puglia. «Questo è l’appello chiaro che mi è stato rivolto dai territori: non interrompere, ma anzi rafforzare, rilanciare l’esperienza di governo regionale che in questi dieci anni ha sempre tenuto la barra dritta su obiettivi e valori che appartengono al centrosinistra. È sempre stata una ricchezza ed una forza indiscutibile il centrosinistra unito - dice Stefàno, nel tentativo di ricucire l’ultimo ago e filo - che in Puglia, come altrove, ha sempre prodotto risultati straordinari. Di governo e prima ancora elettorali». E prova a toccare le corde più sensibili di Renzi, quelle del successo alle urne. Quando il Pd, ricorda, ha provato a stringere «strane alleanze» con Ncd, come alle amministrative a Copertino, «quella proposta è stata impietosamente bocciata dagli elettori». Insomma, attento Pd: con Ncd si può governare a Roma, ma a Bari si vince solo con Sel. Ad un «partito della Nazione» che ha superato il 40% dei consensi e che vede Vendola indebolito anche nella sua Puglia, però, queste parole potrebbero fare l’effetto di un solletico.

In consiglio regionale, infatti, se le suonano. «Il futuro del centrosinistra non si gioca a Lotti - tuona Michele Losappio, capogruppo Sel - e come si possa definire “centrosinistra” una coalizione con un partito che si chiama “nuovo centrodestra” lo si dovrà spiegare ai pugliesi e agli italiani». E attacca lo «strano silenzio» dei democratici pugliesi, chiedendo se insieme a Emiliano «non hanno niente da dire gli assessori Giannini, Capone, Pentassuglia, Minervini?» . «Inspiegabile l’atteggiamento di Losappio» ribatte Pino Romano, allontanando dalla Puglia le schermaglie romane e sottolineando che «finora a minacciare conseguenza al Pd è stato proprio il segretario di Sel, Vendola». E poi, «ci siamo mai sognati in Puglia di commentare o criticare un attacco di quelli che Vendola, un giorno sì e l’altro pure, muove a Renzi e al Pd nazionale? Per noi una cosa sono gli assetti politici nazionali e un’altra sono la capacità di amministrare insieme una regione». E ancora: «è stato proprio Vendola a chiamare a sé un assessore del Nuovo centrodestra (Di Gioia, che in realtà proveniva dalla lista Fitto, ndr). Ma questo, forse, Losappio l’ha dimenticato». Getta acqua sul fuoco il coordinatore regionale di Sel: «A livello periferico non mi sembra che questa minaccia di Lotti - dice Gano Cataldo - abbia sortiti grandi effetti. Io penso che in Puglia, più che in altre regioni, il Pd abbia tutto l’interesse a non rompere questa alleanza». È «solo una sceneggiata elettorale» quella della lite, tuona da FI Nino Marmo, solo il «tentativo di Vendola di ricongiungersi con quella fetta di elettorato di sinistra radicale che ha perso»

Il Pd, mentre si litiga, intanto non perde tempo: ieri ha insediato insieme ai partiti della coalizione il «Comitato Primarie Puglia 2014», che si occuperà di organizzare le primarie del 30 novembre e che nei primi giorni di settembre pubblicherà i moduli per le candidature, da presentare entro il 22 settembre.

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