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Banche: soci Tercas approvano passaggio a Popolare di Bari

TERAMO – L'assemblea straordinaria dei soci di Tercas, Cassa di Risparmio della provincia di Teramo spa, ha approvato a maggioranza il passaggio dell’intero capitale sociale alla Banca Popolare di Bari. All’assemblea, convocata dal commissario straordinario Riccardo Sora e tenutasi nell’aula magna dell’Università di Teramo, hanno partecipato 88 soci aventi diritto al voto, dei quali 31 si sono espressi favorevolmente alla proposta e tra questi il determinante 65% del capitale rappresentato dalla Fondazione Tercas
Banche: soci Tercas approvano passaggio a Popolare di Bari
TERAMO – L'assemblea straordinaria dei soci di Tercas, Cassa di Risparmio della provincia di Teramo spa, ha approvato a maggioranza il passaggio dell’intero capitale sociale alla Banca Popolare di Bari. All’assemblea, convocata dal commissario straordinario Riccardo Sora e tenutasi nell’aula magna dell’Università di Teramo, hanno partecipato 88 soci aventi diritto al voto, dei quali 31 si sono espressi favorevolmente alla proposta e tra questi il determinante 65% del capitale rappresentato dalla Fondazione Tercas.

L'operazione si è svolta attraverso la cosiddetta esclusione del diritto di opzione, attraverso l’azzeramento del capitale sociale di 50 mln di euro della Tercas con annullamento di tutte le azioni e la ricostituzione di un nuovo capitale sociale per 230 mln di euro, attraverso la totale sottoscrizione da parte della Bpop di Bari, previo l’ulteriore versamento da parte del Fondo Interbancario di Garanzia di un contributo a fondo perduto di 265 mln di euro. Si tratta, per ammontare, del secondo più importante intervento di questo Fondo nel 'soccorsò a una banca, dopo quello del 1988 di allora 650 miliardi di lire in favore della Cassa di Risparmio di Prato.

L'operazione così orchestrata si è resa necessaria per evitare la liquidazione della banca, che deve recuperare un passivo di bilancio di 602 milioni di euro, registrato dalla gestione commissariale e dovuto in larghissima parte da una scellerata gestione del credito che almeno due inchieste giudiziarie addebitano al vecchio management, in particolari modo all’ex direttore generale Antonio Di Matteo. Quest’ultimo era stato arrestato nel dicembre scorso dalla procura di Roma che indaga sul crac della Dimafin dell’immobiliarista Di Mario.

In corso, inoltre ci sono le aperture di contenzioso e in alcuni casi di tentativi di conciliazione, di numerosi piccoli azionisti che rappresentano il restante 35% del vecchio capitale sociale che si sono visti azzerare d’ufficio il valore delle proprie azioni e che oggi hanno partecipato all’assemblea, ma purtroppo senza soddisfazione delle loro esigenze.

Adesso Bankitalia dovrebbe decidere per la cessazione dell’amministrazione controllata di Tercas che dura da oltre due anni e, a settembre, anche della controllata Caripe.

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