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Segregata e stuprata per 5 mesi: 23enne resta incinta e scappa

di ISABELLA MASELLI
BARI – Sarebbe stata segregata in casa per cinque mesi dall’uomo con cui aveva una relazione sentimentale e sarebbe stata costretta ad avere con lui rapporti sessuali, rimanendo poi incinta. Con l’accusa di concorso in sequestro di persona, sono stati arrestati dai carabinieri il pregiudicato 36enne Giuseppe Lella, di Cassano delle Murge (Bari), e la 40enne Ripalta Borrelli, che avrebbe aiutato l’uomo ad evitare che la 23enne fuggisse. Sarebbe riuscita a liberarsi dai suoi presunti aguzzini grazie all’aiuto di un medico, durante un ricovero in ospedale per una minaccia di aborto
Segregata e stuprata per 5 mesi: 23enne resta incinta e scappa
di Isabella Maselli

BARI – Si era innamorata di un uomo 13 anni più grande di lei e aveva deciso di vivere con lui: non immaginava che quell'uomo l’avrebbe segregata in casa per cinque mesi costringendola a rompere ogni rapporto con la sua famiglia, impedendole di telefonare e di uscire, in una relazione fatta anche di rapporti sessuali non consensuali. O almeno questo ha raccontato agli investigatori la presunta vittima, una ragazza di 23 anni, che solo nel febbraio scorso, incinta, è riuscita a fuggire ai suoi presunti carcerieri durante un ricovero in ospedale per una minaccia di aborto. La ragazza ora è tornata a casa e ha deciso di portare a termine la gravidanza.

Il suo presunto aguzzino, il 36enne pluripregiudicato Giuseppe Lella, e una complice che viveva con la coppia, la 40enne Ripalta Borrelli, sono stati arrestati dai Carabinieri di Cassano delle Murge (Bari) con l’accusa di sequestro di persona in concorso. Lella, ex sorvegliato speciale con condanne per furto, ricettazione ed estorsione, è detenuto nel carcere di Bari. Questa mattina è comparso dinanzi al gip del Tribunale di Bari Giovanni Abbattista, che ha emesso l’ordinanza d’arresto, ed ha risposto alle domande negando ogni addebito.

Ha dichiarato, come riferito dal suo legale, l’avvocato Roberto Lopedote, di non aver mai costretto la sua ragazza a restare chiusa in casa, ed ha spiegato che la 23enne viveva volontariamente in quella condizione. La presunta complice, incensurata e agli arresti domiciliari, sarà interrogata domattina. Stando alla denuncia della ragazza, la 40enne avrebbe aiutato l’uomo ad evitare che lei fuggisse. I fatti si riferiscono al periodo compreso tra settembre 2013 e febbraio 2014. I due avevano avuto una precedente relazione che la famiglia della ragazza non condivideva. Dopo una breve separazione, la 23enne aveva deciso di andare a vivere con il fidanzato, di fatto allontanandosi dai genitori. A quel punto, però, ha poi raccontato ai Carabinieri, sarebbe stata costretta a vivere in una vera e propria condizione di segregazione.

Agli atti del fascicolo della procura di Bari ci sono le dichiarazioni della ragazza, quelle dei suoi genitori e alcuni messaggi inviati dai due presunti aguzzini dopo la prima denuncia. «Mi costringeva ad avere rapporti sessuali anche mentre piangevo – ha raccontato – e mi trattava come un pupazzo». Nei circa cinque mesi in cui sarebbe stata segregata la 23enne è rimasta incinta. Ricoverata per una minaccia di aborto, nel febbraio scorso, è finalmente riuscita a venirne fuori. Grazie all’aiuto di un medico ha telefonato alla mamma e ha poi sporto denuncia (per il reato di sequestro di persona, non per violenza sessuale). Quindi, sono iniziate le indagini dei Carabinieri, coordinate dal pm Fabio Buquicchio, che nelle scorse settimane ha chiesto e ottenuto l’arresto dei due.

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